Riccardo Di Stefano, ascoltate le imprese

Confindustria, sfida per il leader dei Giovani. "Vogliamo far sentire la nostra voce"

"Pretendere un confronto costante con il mondo delle imprese è oggi la prima necessità. Chiediamo di poter dire la nostra su un piano industriale che individui i driver di sviluppo del Paese per i prossimi 20 anni". Classe 1986, palermitano, Riccardo Di Stefano sfiderà il prossimo 26 giugno Eugenio Calearo Ciman al voto per l'elezione del nuovo leader degli industriali under 40.

Ha preso a 26 anni le redini dell'azienda di famiglia, la Officina Lodato, attiva nell'impiantistica civile e industriale, per poi diversificare nella stessa filiera fondando Meditermica. Da tre anni è vicepresidente dei Giovani Imprenditori nella squadra di Alessio Rossi con una delega all'education e al capitale umano, che definisce "il primo dei driver e dei fattori di successo della società e dell'economia". "Ho sempre creduto nell'importanza del fare squadra, ho trovato nell'associazione un luogo di confronto fertile dove un imprenditore può non sentirsi solo ma interprete dell'evoluzione del sistema economico e dove condividere analisi e proposte. E i giovani in questo hanno sempre rappresentato l'avanguardia del sistema confindustriale", dice. E del suo percorso in Confindustria e del ruolo che aspira a svolgere sottolinea: "Una cosa è certa non mi sono mai tirato indietro e non ho mai avuto timore di sporcarmi le mani, perché credo che per guidare una qualsiasi macchina sia necessario conoscerne ogni singolo bullone e ogni singolo meccanismo".

 Il nuovo leader dei giovani verrà eletto in un momento delicatissimo per il mondo produttivo travolto dall'emergenza Covid e in una fase di confronto non priva di tensioni tra industriali, governo e politica. "Credo - dice Di Stefano - che Carlo Bonomi stia rappresentando perfettamente il sentiment degli imprenditori che chiedono con forza, ed è bene che i toni siano talvolta di contrapposizione, di abbandonare una politica elettoralistica dal respiro corto. Chiediamo piuttosto una visione di lungo periodo, un piano strategico per intercettare uno sviluppo essenziale che solo il mercato può garantire. Alla crescita per decreto credo molto poco". mentre dai giovani di Confindustria può arrivare "un impegno concreto e un lavoro assiduo per rendere l'Italia moderna, innovativa, sostenibile e inclusiva, stimolando un dibattito costruttivo sia al nostro interno sia all'esterno, con una attenzione privilegiata verso i giovani, patrimonio di cui questo paese non può fare a meno". Si apre oggi un nuovo fronte per gli industriali anche con i sindacati: "A loro dico basta con contrapposizioni ottocentesche che oggi finirebbero per condannarci all'estinzione. Progettiamo assieme il futuro perché la fabbrica è la casa comune di lavoratori e datori di lavoro".

 I Giovani Imprenditori vanno al voto dopo aver esplorato la possibilità di arrivare a questa scadenza con una candidatura unica. È un arricchimento del dibattito o il segno di una divisione da superare? "Ho lavorato per superare le divisioni e portare avanti un progetto che unisca tutto il movimento, che dia visione e contenuto. Abbiamo l'ambizione di costruire una governance forte e coesa, un movimento che parli con un'unica voce".

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