Investimenti esteri, Italia fanalino Ue

Tavola Rotonda di Fondazione Sussidiarietà e Crisp alla Bicocca

(ANSA) - MILANO, 04 LUG - Gli investimenti diretti esteri in Italia "sono meno dell'1% del Pil, considerando il periodo 2013-2018, e sono tra i più bassi d'Europa". A frenare gli investitori internazionali sono soprattutto "un eccessivo costo del lavoro, scarso supporto alle pmi, scarsa propensione all'innovazione, eccessivo carico fiscale, scarso investimento nella rete infrastrutturale". A segnalarlo, citando i dati Eurostat, è Emilio Colombo, docente di Politica economica all'Università Cattolica di Milano, aprendo i lavori della tavola rotonda "Perché investire in Italia? Opportunità lacci e lacciuoli", organizzata da Fondazione per la Sussidiarietà e Crisp (Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità), all'Università Bicocca di Milano, con il contributo di British American Tobacco (BAT). Negli ultimi cinque anni, in media, i flussi degli investimenti internazionali diretti sono stati pari al 2,5% del Pil in Spagna, all'1,55% in Francia, all'1,8% in Germania e al 3,7% nel Regno Unito.
   

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