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Dazi Usa, la Cina promette tagli fiscali 'su vasta scala' per sostenere la crescita

Ministro Finanze: 'Azione aggressiva per stabilizzare l'economia'

La Cina ha promesso di rendere effettivo i tagli fiscali "su vasta scala" per tenere stabile la crescita economica e l'occupazione in risposta alle pressioni al ribasso alimentate dal contenzioso commerciale con gli Usa.


    Con un'azione aggressiva "alleggeriremo con efficacia il peso sulle attività economiche e daremo vigore ai player sui mercati", ha promesso il ministro delle Finanze Liu Kun, in una conferenza stampa a margine dei lavori del Congresso nazionale del popolo, la sessione annuale del parlamento cinese. Le misure puntano a sostenere il manifatturiero e le piccole società, le più colpite dai tiri incrociati di dazi tra Cina e Usa.

    Nel piani illustrati martedì dal premier Li Keqiang sul 2019, il rapporto Pil/deficit sarà al 2,8% (lo 0,2% in più sul 2018) e la sforbiciata a tasse e a spese di social security si attesterà a circa 2.000 miliardi di yuan (quasi 300 miliardi di dollari).
    Liu ha aggiunto che saranno eliminate le sacche di "spese inutili", destinando le risorse a innovazione tecnologica e tutela ambientale.

Il sostegno dell'Italia alla nuova via della seta cinese apre l'edizione europea del FINANCIAL TIMES: "Il rimprovero Usa scatena le divisioni a Roma sulle aperture agli investimenti cinesi", è il titolo di apertura. Il quotidiano parla di "divisioni all'interno della coalizione la scorsa notte dopo un duro rimprovero della Casa Bianca che chiedeva un ripensamento a Roma". Ricorda poi che è stato il sottosegretario allo sviluppo economico Michele Geraci ad annunciare proprio al Ft che l'Italia avrebbe firmato il Memorandum con la Cina. Ma dopo la reazione della Casa Bianca Guglielmo Picchi, deputato della Lega e "funzionario del ministero degli esteri alto in grado, ha chiesto ulteriore riflessione all'interno del Governo", scrivendo su Twitter chiaramente che "Al momento non credo che dovremmo procedere con la firma".

L'economia cinese ha dimensioni reali più piccole di circa il 12% dei dati ufficiali diffusi da Pechino, a fronte di una crescita annuale che è stata gonfiata sistematicamente di circa il 2% negli ultimi anni. Un rapporto del Brookings Institution, autorevole think tank di Washington, rilancia e rafforza i dubbi sull'affidabilità del sistema statistico cinese, sollevando i timori di una frenata in corso dell'economia ben più grave delle apparenze. Il lavoro, ripreso dal Financial Times, esamina il periodo 2008-2016: se si fossero applicati identici parametri d'analisi anche agli anni successivi, il Pil del 2018 avrebbe un eccesso di 10.800 miliardi di yuan: 1.600 miliardi di dollari in più, quasi la cifra di 1.400 miliardi rivendicata la settimana scorsa dall' Ufficio nazionale di statistica cinese come crescita netta nel 2018 malgrado la frenata, della grandezza identificata "nell' intero Pil dell'Australia del 2017". 


 

Cina promette tagli fiscali per la crescita

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