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Ue avverte Italia, manovra ad aprile o procedura

Fonti europee, Bruxelles pronta ad aprirla a maggio

La Commissione europea domani, 22 febbraio, darà tempo all'Italia fino alla fine di aprile per prendere i provvedimenti legislativi per la correzione dello 0,2% del Pil. Ma se non sarà rispettato questo termine, il Collegio dei commissari è pronto ad aprire la procedura di infrazione per deficit eccessivo nella prima riunione di maggio. Lo riferiscono fonti europee all'ANSA.

Secondo quanto viene spiegato dalle fonti, nel dibattito interno alla Commissione si è tenuto conto delle "valutazioni politiche" sull'opportunità o meno di insistere affinché l'Italia dia subito seguito alle promesse fatte dal ministro Padoan il 2 febbraio in risposta alla richiesta di correzione dello 0,2% del Pil inviata dal vicepresidente Dombrovskis e dal Commissario Moscovici il 17 gennaio. Nel collegio dei Commissari sarebbero infatti emerse valutazioni anche di segno opposto a quello desiderato dall'Italia, sul fatto che dare ulteriore tempo, quando la violazione è considerata "conclamata", potrebbe essere controproducente in altri paesi. In ogni caso a Bruxelles si fa notare che l'Italia ha preso precisi impegni per aprile e quindi finora prevarrebbe la linea di dare fiducia e attendere i provvedimenti che dovranno essere adottati da Roma.

Il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, che ha incontrato i commissari Moscovici e Dombrovskis nella due giorni di riunioni a Bruxelles, ribadisce che il Governo ha dato la sua parola e che quindi lo sforzo da 0,2% si farà. Ma sui tempi non c'è certezza, e pesa la situazione che si è creata nel Pd, azionista di maggioranza del Governo, poco disposto ad avallare manovre in un clima di incertezza pre-elettorale.

Bankitalia: ok manovra, sviluppo non si fa con debito  - Per rispettare le indicazioni europee "vale la pena di fare la manovra": è quanto il direttore Generale di Banca d'Italia Salvatore Rossi nell'intervista di Giovanni Floris in onda questa sera a diMartedì (La7). Rossi ha precisato infatti che "lo sviluppo economico nel medio e lungo termine non si fa con il debito pubblico, non c'è niente da fare, la storia ce lo insegna in modo conclamato quindi il rigore fiscale quando non uccide il paziente è necessario".




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