Fed volta pagina e apre a aumento tassi, forse a giugno

'Non deciso ancora quando, non saremo impazienti, stretta dopo aprile'. Le parole della Yellen rassicurano i mercati

 La Fed volta pagina, liberandosi le mani per poter agire con la necessaria flessibilita'. E apre la strada al primo aumento dei tassi di interesse in nove anni. Ma i tempi sono tutti da definire: ''non abbiamo deciso quando'', una stretta e' possibile in tutte le riunioni dopo quella di aprile. Giugno, pero', non e' scontato anche se non si puo' escludere. Parole che rassicurano Wall Street: i listini americani invertono repentinamente rotta e, bruciando le perdite di avvio seduta, volano intravedendo una Fed cauta che si muovera' gradualmente. ''Il fatto che il termine paziente non ci sia piu', non significa che saremo impazienti. Non abbiamo deciso i tempi. E anche dopo il primo aumento la politica monetaria restera' accomodante'' rassicura il presidente della Fed, Janet Yellen, che nei mesi scorsi aveva precisato come 'paziente' significava che la Fed non avrebbe alzato i tassi per le successive due riunioni. L'estromissione del termine era attesa dagli analisti, che la leggevano come un aumento 'scontato' dei tassi a giugno. Ma il cambio del linguaggio della Fed, che ha definito ''improbabile'' un aumento in aprile, e le ulteriori parole di Yellen su una tempistica da definire, rassicurano il mercato: una stretta non e' cosi' alle porte e la strada sara' lunga, con la Fed che si muovera' gradualmente e con cautela. L'apertura a un aumento arriva mentre la Fed rivede al ribasso le stime di crescita degli Stati Uniti per il 2015 e 2016, e afferma che l'inflazione restera' nel breve termine sotto l'obiettivo del 2%, verso il quale si muovera' lentamente. Il pil dovrebbe crescere quest'anno del 2,3-2,7%, meno del 2,6-3,0% stimato in dicembre. Per il 2016 e' prevista una crescita del 2,3-2,7% (2,5-3,0% in dicembre) e per il 2017 del 2,0-2,4% (2,3-2,5% in dicembre). A pesare sui prezzi sono il petrolio in calo, che pero' aumenta il potere di acquisto delle famiglie, e il rafforzamento del dollari che, pero', riflette anche un'economia americana forte. L'inflazione e il mercato del lavoro sono i due parametri che la Fed tiene sotto osservazione per le proprie decisioni di politica monetaria ma nessuno dei prevale. La banca centrale americana non aumenta i tassi dal giugno 2006 e il costo del denaro e' ai livelli attuali, fra lo zero e lo 0,25%, dal 16 dicembre 2008, accompagnati da tre round di quantitative easing. Una status quo che spinge Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, uno dei piu' potenti hedge fund al mondo, a lanciare l'allarme sul rischio di un crollo dei mercati come nel 1937 in caso di stretta. Allora, otto anni dopo il crollo del 1929 e quattro anni dopo aver inondato i mercati di liquidita' spingendo i listini azionari, la Fed aveva deciso per un aumento dei tassi. Una stretta che si era rivelata prematura e si era tradotta in un crollo del Dow Jones, che in quel''anno aveva bruciato un terzo del suo valore con effetti che si sono protratti anche l'anno successivo. Yellen al momento non vede rischio di bolle. Ammettendo che in base ad alcuni indicatori i valori azionari sono alti, mette in evidenza: ''non sono sopra la media storica. La nostra valutazione a questo punto e' che le minacce sono limitate''.

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