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Patrick Modiano e il giallo della memoria

Ricostruire una vita è un'indagine infinita e ingannevole

    Un romanzo sulla memoria, un racconto quasi in opposizione a Proust, perché ne illumina l'inaffidabilità, la frammentarietà nella ricerca di un senso della vita e al limite l'impossibilità di riconoscerla quando si presenta casualmente l'occasione: ''tutti gli altri particolari che avrei potuto accumulare mi evocavano il fruscio sempre più forte delle interferenze telefonica. Che impediscono di sentire una voce che chiama da molto lontano''.
    Il fatto è che ''anche se a volte hai dei vuoti di memoria, tutti i particolari della tua vita sono scritti da qualche parte con l'inchiostro simpatico'' e quindi riemergono silenziosi, improvvisi quando non te lo aspetti, mentre sono anni che cerchi di venirne a capo. E' quel che accade a Jean, che lavora come investigatore presso l'agenzia Hutte provvisoriamente, pensando fosse un'esperienza che avrebbe potuto fornirgli ''una documentazione da cui trarre ispirazione più tardi se mi fossi dedicato alla letteratura. Una scuola di vita in un certo senso''. Quando lascia il lavoro si porta via una cartellina azzurra e una scheda legata quello che era stato il suo primo incarico e che gli permette di ritirare posta indirizzata a una certa Noelle Lefebvre, sulla cui scomparsa l'agenzia era stata incaricata di indagare.
    ''Ci sono spazi bianchi in quella vita, spazi bianchi che si intuiscono consultando il fascicolo''. Nasce così il coinvolgimento, raccontato in prima persona, in un'indagine che Jean riprenderà più volte nel corso della propria vita, più che un'ossessione, un filo rosso che gli permette di riflettere su cosa ognuno sa e su cosa gli altri possono testimoniare circa altre persone e fatti passati. Inizia così, in una Parigi affettuosamente malinconica e evocativa (e poi Annecy e anche Roma), un bel giallo, un giallo esistenziale con anche una sua soluzione, ma sfuggente e ambigua naturalmente, che verità e certezze praticamente non esistono e appunto sfuggono anche quando sarebbero a portata di mano. Tutto con una scrittura nitida, precisa e rarefatta assieme.
    Una vita, tutta un'esistenza, in cui Noelle Lefebvre viene ora dimenticata, ora riaffiora alla memoria, magari per qualcosa che aggiunge inaspettato un tassello alla sua storia, alla sua ricerca, grazie alle persone che la conobbero o incontrarono via via cercate e avvicinate, arricchendo tutto con particolari, osservazioni magari su oggetti o vie, dati come vecchi numeri di telefono e un prezioso taccuino di lei, scoperto per caso, per intuito, uniche cose davvero concrete. Del resto che anche i nomi e cognomi delle persone sono aleatori, magari pseudonimi artistici non più usati, e persino quello di Noelle conosciuto, Lefebvre, è quello di quando era sposata e non si sa quale sia il suo da nubile e poi single. senza contare che ''non bisogna mai fidarsi dei testimoni. Il più delle volte le loro presunte testimonianze su persone che avrebbero conosciuto sono imprecise e non fanno altro che confondere le acque. E chissà che alla fine non sia meglio così, che la vita c'è finché ci sono domande e ricerche. E Jean riflette: ''Ho paura che una volta ottenute tutte le risposte la vita si richiuda come una trappola, col rumore delle chiavi di una cella di prigione. Non sarebbe meglio lasciare attorno a sé terreni incolti dove poter fuggire?''.
    (ANSA).
   

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