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Viviani racconta sé e il varietà

Gioie e dolori e colori del teatro agli inizi del Novecento

   RAFFAELE VIVIANI, ''DALLA VITA ALLE SCENE'' (SUCCEDEOGGI LIBRI, pp. 144 - 14,00 euro). Tornano le memorie di Raffaele Viviani, il grande attore e soprattutto autore teatrale di testi di grande poesia e verità sulla Napoli più popolare, contraltare a quella piccoloborghese di Eduardo.
    Le ripubblica Succedeoggi Libri, vero e proprio neonato piccolo editore con tanto di distribuzione, filiazione dell'omonimo sito di notizie, critiche e discussioni culturali (www.succedeoggi.it), creato e diretto da Nicola Fano. Molta l'attenzione allo spettacolo, ma anche alla letteratura e sono già usciti, tra l'altro, ''Le romantiche'' di Marise Ferro, 12 racconti su donne che vanno da Louise Colet a George Sand a ''Che cosa è il teatro'' dello stesso Fano, agile e seria introduzione a un'arte e alla capacità di comprenderla.
    Per tornare a Viviani, ecco che verso il finale scrive: ''Insomma, io non sono un letterato, sono un sensibile, un istintivo; attingo alla materia grezza della vita, poi la plasmo, la limo e ne faccio opere teatrali'' .... che sono fatte ' di suoni, di voci, di canti, sempre gaio e nostalgico, festoso e malinconico, non di intrecci e problemi centrali'', ma di vita, di esistenze che scorrono, còlte in un momento che ne evidenzia senso, dolore, lievità. E sul suo scrivere c'è poco di più: ''Vivifico le mie vicende sceniche sempre con qualcosa di puramente mio, di inconsciamente mio, e riuscendo a non rassomigliare a nessuno, penso che questo è il mio maggior merito''.
    Non resta allora che andare a rileggersi ''Musica per ciechi'' o il ''Circo equestre Sgueglia'', solo per citare due cose tra le tante più riuscite e che ancor oggi vengono riproposte, mentre in queste pagine troviamo la vita quotidiana e la ricerca del successo, tra patimenti e fame, con l'ossessione dei soldi, che sono sopravvivenza e impresa in un mondo difficile che, mutati i riferenti, però, come sottolinea anche il regista Armando Pugliese in una sua prefazione, sembra sempre un po' lo stesso: ''Oggi come ieri, l'uomo di teatro è in lotta continua con l'accaparramento dei teatri di tutta Italia, i quali sono tenuti e gestiti da pochissime mani, tutte strette tra loro''. e così il problema principale non è più il migliorarsi artisticamente ma ''scardinare questo blocco granitico''.
    Allora ecco, oltre a pagine di colore o aneddoti come quelli sui funerali di vecchi comici, il primo successo con ''Scugnizzo'', canzone ''manna celeste'' perché gli vale ogni sera un lancio di monete dieci volte la paga. La scrittura, dopo infinite suppliche all'Eden di Bologna ''il locale più terribile da passare'' e che ''dava considerazione in tutto l'ambiente del varietà''; la popolarità a Napoli e l'incontro con la donna che riuscirà a sposare; le tournee col pubblico freddo di Budapest o di Parigi (''Ma perché qui non piaccio?''); la consacrazione con Vincenzo Gemito che scolpisce il suo busto ''spettacolo di forza artistica veramente stupefacente''. Del resto, come in queste pagine riporta, fu Ferdinando Russo a scrivere: ''Viviani è tutta una folla, una realistica folla plebea, di tipi mirabilmente, incomparabilmente, perché studiati nella vita e fra la folla.... E' un artista di un'efficacia terribile, di un'evidenza patetica, e non potrà avere seguaci e imitatori''.
    (ANSA).
   

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