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Il grande romanzo inedito di I.B.Singer

'Ombre sullo Hudson' summa di tutto quanto scritto in America

ISAAC BASHEVIS SINGER, ''OMBRE SULLO HUDSON'' (ADELPHI, pp. 634 - 24,00 euro - Traduzione di Valentina Parisi) - Questo grosso romanzo scritto subito dopo la fine della guerra è un po' la summa di tutti i romanzi americani del premio Nobel Isaac Bashevis Singer, che ha sempre continuato a scrivere in yiddish, come aveva iniziato negli anni Venti nella sua Polonia.
    C'è chi dice sia il suo capolavoro e sin dalla prima pagina c'è quel rispecchiarsi e opporsi di due mondi nel presentare un personaggio tipico delle sue narrazioni come il ricco Boris Makaver. In casa sua nell'Upper West Side di Manhattan, se guarda il grande cortile chiuso dove cade la neve crede essere ancora a Varsavia ''perso in divagazioni oziose, piene di nostalgie giovanili'', mentre se si trova in soggiorno lo assale il frastuono di Broadway che riverbera sino a quel 14/o piano, facendolo tornare subito ''a preoccuparsi dei propri affari'', solo che poi la notte soffre ''come avesse un dolore fisico''.
    Due mondi per persone che finiscono per esistere su due piani, quello del presente, magari di successo e comunque di benessere, e quello di chi si sente un sopravvissuto, scampato all'Olocausto che ha inghiottito spesso i suoi affetti più cari; quindi uomini smarriti, sbandati emotivamente e sentimentalmente, che nella confusione di amori e passioni in cui l'eros ha un posto fondamentale cercano di trovare momenti di oblio, ''Un inafferrabile momento di felicità'', come si intitola il saggio appena uscito di Fiona Shelly Diwan su ''EROS E SOPRAVVIVENZA IN I.B. SINGER'' (GUERINI E ASSOCIATI, pp. 280 - 22,80 euro), sulla necessità di distrarsi da quel che brucia dentro, a cominciare dalla loro inalienabile identità ebraica, cui non tornano più i conti con la fede, che non riesce ad essere oramai argine al loro comportamento.
    Il protagonista è Hertz Grein (come Hertz si chiamerà il Minsker de ''Il ciarlatano'', che riprende molti motivi di questo romanzo, rimasto nel cassetto e pubblicato postumo) con le sue storie. Quarantasette anni anni, nato in una pia famiglia ebraica, la sua esistenza è ora mossa principalmente dai rapporti con le donne, a cominciare da una moglie con cui ha messo su famiglia ma che tradisce appassionatamente con la raffinata, bella e sensuale Esther, che lo ama dando tutta se stessa, pur ritenendolo un omuncolo che scaccia dopo che la tradisce con Anna, la figlia di Makaver, che ha un insopportabile marito anziano, e con lei pensa di ricostruirsi una vita in Florida, mimetizzandosi da americani in riva al mare. Naturalmente ci sono quindi tutti i problemi di ogni tipo, con il coinvolgimento religioso e burocratico della comunità, nel vano tentare di separarsi dalla moglie, quando Esther si fa viva e lo convoca immediatamente desiderandolo alla follia, per rilegarlo a sé e alla sua routine, annunciandogli che lei si sposa ma assieme promettendogli di non lasciarlo mai libero finché vivranno.
    Insomma un mondo di affari, di denaro, di speculazioni sbagliate e di salvataggi, di sopravvivenza ma soprattutto di tradimenti (come a replicare quello fondamentale di aver abbandonato la propria gente e essere sopravvissuti), mogli, amanti, mariti, amici e come sempre qualcuno che a un certo momento rispunta dal passato e altri evocati in mistificatorie sedute spiritiche, tra sensi di colpa e una lussuria che vince sempre su tutto, con ognuno che cerca di fare i conti con la propria fede, con Dio: ''Tu sei in cerca di Dio, ma se Dio esiste non lo si trova che nell'amore'', come drammaticamente gli dice Esther.
    Attorno personaggi esemplari, come sempre in Singer, dallo studioso di testi sacri divenuto ateo al matematico che è attirato dal paranormale, e un finale diciamo a sorpresa in Israele, a Gerusalemme, l'unico posto dove nei quartieri ortodossi si può scoprire che ''esistono ancora degli ebrei''.
    Uno sberleffo quasi, ma in realtà una necessità di riandare alle origini, una chiusura che nasce dal sofferto umorismo di Singer, la cui inarrestabile, avvincente sapienza narrativa dà vitalità e verità a questo mondo di mistificatori, con Dio e con se stessi, alla fine solo poveri e inevitabilmente ridicoli esseri umani.
    Per gli amanti di Isaac Bashevis Singer, di suo fratello Israel Joshua (l'autore dei 'Fratelli Ashkenazi') e la sorella Hinde Esther (che scrive con lo pseudonimo di Esther Kreitman) che volessero capire cosa spingesse tre fratelli a scrivere è uscito da poco in italiano ''LA FAMIGLIA SINGER'' di Maurice Carr (TRE EDITORI, pp. 230 - 18,00 euro). Geniali e complicati li descrive impietosamente nei loro umani difetti e difficoltà affettive, raccontandone vite e rapporti. Carr in realtà si chiama Moshe Kreitman ed è il figlio di Hinde Esther e nipote degli altri due.
   

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