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Origini, memoria e altre storie di Saša Stanišić

Biografia poetica e dissacrante tra memoria e altre storie

"Questa storia comincia con un contadino di nome Gavrilo, no, con una notte di pioggia a Višegrad, no, con la demenza senile di mia nonna, no. Questa storia comincia con un mondo bersagliato da un affastellarsi di storie. Ancora una! Ancora una! Scriverò più di un inizio e troverò più di un finale, mi conosco ormai. Senza divagazioni le mie storie non sarebbero mie. La divagazione è il tratto distintivo della mia scrittura".
    Se questa è una dichiarazione di intenti, vale la pena di sottolineare per il lettore incuriosito che Saša Stanišić nel suo "Origini", edito in Italia da Keller, offre molto più di una "divagazione" e un "affastellarsi di storie".
    Difficile raccontare la trama di un libro che si nutre di luoghi e situazioni vissute, messi vicino senza un apparente nesso, o meglio seguendo il flusso di coscienza dello scrittore: a partire dalla demenza senile della nonna 87enne, Stanišić racconta la sua vita e la sua famiglia prima e dopo la dissoluzione della Jugoslavia, in una narrazione fatta di memoria che genera altra memoria, attraverso una serie di collegamenti imprevedibili come se ci si trovasse di fronte a un numero imprecisato di scatole cinesi.
    Nato nel 1978 nella piccola Višegrad, città della Bosnia Erzegovina, da madre bosniaca e padre serbo, poi emigrato in Germania a 14 anni, Stanišić è senza dubbio uno degli scrittori tedeschi più interessanti della scena contemporanea: vincitore del German Book Prize 2019 proprio con questo libro e premiato per la sua produzione letteraria con lo Schillerpreis 2021, ha il dono di uno stile che ha in sé la sintesi di dramma e commedia e che spiazza continuamente il lettore cambiando le carte a ogni pagina. Tanti inizi, tante storie, tanti piani temporali che si intersecano, eppure resta un unico filo narrativo che mai si spezza. In "Origini" lo stile maturo si sposa però anche con qualcos'altro: la capacità non comune di raccontare, con un medesimo e palpabile senso di verità che conquista e accende la curiosità, non solo se stesso e la propria vita, ma anche tante altre vite.
    In altre parole, il dato biografico qui si eleva per diventare universale: ecco che il suo esser stato sradicato dalla terra natia per scappare dalla violenza cieca della guerra diviene emblema di ogni fuga per la salvezza, quel sentirsi a suo agio eppure sempre un po' un pesce fuor d'acqua nel luogo che l'ha accolto, la Germania, è lo stesso sconcerto di ogni migrante. E ancora, temi quali le radici, la memoria, la frontiera, la scelta di lasciarsi il passato alle spalle pur portandoselo sempre dietro, sono concetti che in modo dissacrante ma profondissimo Stanišić offre al lettore per spingerlo a interrogarsi, a riflettere, ad abbandonare i propri comodi panni per indossare quelli di chi fugge. La poesia che emerge - nel racconto della nonna, anziana e insieme bambina, nelle descrizioni di ogni minimo particolare del contesto familiare, nelle parole dedicate alla sua terra martoriata e divisa - si accompagna sempre allo sguardo vivace e intelligente con cui Stanišić guarda il mondo, quasi un invito a non prendersi troppo sul serio e a considerare quanto nell'esistenza di ognuno di noi sia decisivo il ruolo del fato, a partire dalla prima, fondamentale "casualità", quella che determina il luogo e il tempo della nostra nascita. (ANSA).
   

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