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L'ironica, piccola Esther di Seyman

Storia di una ragazzina di destra nata in famiglia di sinistra

INGRID SEYMAN, ''LA PICCOLA CONFORMISTA'' (SELLERIO, pp. 190 - 15,00 euro - Traduzione di Marina Di Leo) - ''Sono nata, da destra, in una famiglia di sinistra'', afferma la protagonista io narrante all'inizio del suo racconto, subito dopo aver detto quale posizione amatoria suppone avessero preferito i suoi genitori al momento del concepimento. Insomma una voce non irriverente, ma senza peli sulla lingua e con una visione sostanzialmente ironica e distaccata ma incisivamente tagliente, divertente per il lettore, rispetto a quello che la vita le aveva riservato.
    La giovane Esther Dahan deve infatti negli anni '70 impegnarsi per non essere travolta o schiacciata dagli atteggiamenti sessantottini de suoi, la madre Babeth femminista e segretaria al comune e il padre Patrick ebreo francese nato in Algeria, impiegato di banca e artista frustrato con la mania di compilare elenchi: due borghesi atei e anticapitalisti che vivono in maniera superficialmente libertaria la propria esistenza quotidiana con anche la ''passione per l'esibizionismo domestico. Perciò vivevano nudi, guardavano la tv nudi, mangiavano ostriche nudi, senza preoccuparsi del ridicolo, né della bolletta del gas'' relativa si suppone al riscaldamento, basandosi su un solo vero comandamento anarchico: ''Vietato vietare'', di cui la ragazzina saprà approfittare, volgendo a suo favore le loro contraddizioni con tutto il suo buonsenso: ''per quanto entrambi consacrassero i primi tre anni della mia vita a tentativo di convertirmi alla loro visione del mondo, rimasi un'incorreggibile reazionaria'', vagheggiando vestitini blu e sottraendosi alle zampe di elefante.
    Ecco così che, inspiegabilmente, a un certo punto viene iscritta in una delle migliori scuole cattoliche della città, ed è come un pesce che ritrova la sua acqua trovando la forza per far i conti con la realtà tra genitori che invece vivono negandola con le proprie utopie e ossessioni, tra illusioni e paure, e nonni persi nel ricordo nostalgico dei fasti algerini, giocando alla roulette con i ceci, utilizzati poi la domenica nel cucinare il cuscus. Eppure quando il padre vorrà portare in vacanza la famiglia nel suo paese d'origine rimarrà profondamente deluso dai cambiamenti intercorsi e riporterà tutti a casa dopo due giorni.
    In tale contesto generale, i suoi provano a separarsi e, commenta Esther, ''invece del divorzio dei miei genitori ebbi un fratellino'', il piccolo Jeremy che sin dal momento della sua circoncisione diviene centro e causa di tensioni. I segnali che le cose non possono sempre che peggiorare arrivano in più momenti, come l'essere presa a sassate a scuola, ''la mia lapidazione, diventata quotidiana dacché la sinistra era al potere''. Così la storia, nonostante il suo apparente comico svolgersi, per tutto questo, o proprio per questo, si rivela una storia forte, legata a un segreto che man mano viene a galla, trasformandola in dramma dal finale estremo quando Esther ha undici anni e ''il commissario incaricato di indagare su quanto avvenuto presso il domicilio di Dahan due settimane dopo Natale non aveva di certo fatto il Sessantotto''. (ANSA).
   

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