Yasmina Reza e le illusioni del teatro

Monologo oscura attrice viva a volte solo in palcoscenico

YASMINA REZA, ''ANNE-MARIE LA BELTA''' (ADELPHI, pp. 70 - 10,00 euro - Traduzione di Ena Marchi e Donatella Punturo).
    ''Avevo un sorriso torvo che ambiva ad essere penetrante, tutti sono capaci di costruirsi una faccia buona per le foto, tutti tranne me'', commenta Anne-Marie Mille davanti a una vecchia foto che la ritraeva assieme alla bella Giselle Fayolle, detta Gigi, attrice celebre, al contrario di lei, rimasta sempre interprete di second'ordine, col nome in basso in locandina nel gruppo semi anonimo degli Altri. Ed è proprio Anne-Marie che, alla morte di Gigi, si immagina di venir intervistata per parlare di lei e dà così vita a un monologo in cui è tutto il finto luccicare e la malinconia del palcoscenico, dove però anche una come lei poteva sentirsi, a volte, ''Anne-Marie la beltà''.
    Originaria di Saint-Sourd-en-Ger, cittadina mineraria al nord della Francia in cui è cresciuta e nel cui grigiore quotidiano per lei rilucevano di fascino solo gli attori della piccola compagnia locale, che la domenica passeggiavano in paese.
    ''Erano alti e pallidi. Molto più alti del normale. Noi pensavamo che le nostre erano vite da niente. Nessun artista ha mai avuto la statura degli attori di Saint-Sourd'' e lei ne ricorderà per sempre a memoria tutti i nomi, a cominciare da quello del direttore Prosper Ginot, di cui scoprirà un giorno la tomba andando a seppellire i propri genitori.
    Grandi attori nel loro piccolo e per il loro pubblico, attori senza grandi fortune e particolari decadenze, come la nostra narratrice, ragazzina triste dai sogni e illusioni vivaci in cui riusciva a vedersi bella, che un giorno però riuscì a tentare la fortuna andando a cercarla a Parigi. Ottiene a 19 anni un provino al Théatre de Clichy che le vale la piccola parte di Fenicia, confidente della protagonista nella 'Berenice' di Racine, interpretata appunto dalla ventunenne Fayolle. Sempre distesa su un divano e bravissima a far la languida, si diceva fosse l'amante di Alain Delon e di lei diviene per un po' di tempo confidente e dama di compagnia anche nella vita (''secondo me non leggeva le opere per intero, nemmeno quelle che interpretava'').
    La reincontra per caso e viene riconosciuta dopo anni e a casa dice a suo marito: ''hai visto come sembrava contenta di vedermi? Ha risposto, forse era contenta ma non ha chiesto di rivederti. Che c'entra? Neanch'io. Facciamo vite diverse adesso!''.
    Yasmina Reza con la sua sensibilità e intelligenza è una rabdomante dei particolari, di quel che appare fuori tema e invece ne è alla fine la vera sostanza, la cartina di tornasole, e scrive con garbata e affettuosa ironia e bel ritmo la svagatezza e precisione assieme del raccontare senza apparentemente veri rimpianti di Anne-Marie, che aveva cominciato ritagliando le foto di Brigitte Bardot dai settimanali, ed è invecchiata e ha avuto un marito noioso. Ora, che ha al ginocchio una protesi di titanio e ha sempre freddo, con la pressione alta e si lamenta di non avere nipoti, è assistita da un figlio che non le piace, che ''è una testa vuota'' pronto ad adattarsi a tutto, senza sogni o ambizioni, quelle che comunque lei ha avuto e l'hanno fatta comunque vivere in un angolo del mondo dello spettacolo dando un senso e momenti d'illusione alla sua vita, quell'illusione di essere più vero del reale che è propria del teatro.
    (Questo testo è andato in scena, prima del lockdown, a marzo per sei giorni al Théâtre de la Colline con André Marcon, l'attore preferito da Yasmina Reza, nei panni femminili di Anne Marie Mille.) (ANSA).
   

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