Edith Bruck, la destra avanza, tuteliamo la memoria

Esce 'Pane perduto', in arrivo le poesie 'Tempi'

(di Mauretta Capuano) (ANSA) - ROMA, 23 GEN - EDITH BRUCK, IL PANE PERDUTO (LA NAVE DI TESEO, pp. 128, euro 16) Non conosce l'odio Edith Bruck, vorrebbe che questa parola "venisse cancellata dal dizionario", ma rimane ancora l'urlo dentro perché si continua a "negare, rimuovere, mistificare".
    Scrittrice, poetessa, giornalista di origine ungherese, nata in una povera e numerosa famiglia ebrea nel 1931, sopravvissuta ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen, la Bruck ripercorre la sua vita, dalla deportazione nei campi di concentramento, quando era ancora bambina, al presente, perché adesso "è ancora più importante ricordare" dice all'ANSA. Sessant'anni dopo l'autobiografia 'Chi ti ama così', il suo primo libro scritto in italiano, torna alla memoria ne 'Il pane perduto' che esce per La nave di Teseo.
    "Bisogna stare in guardia. Siamo in pochissimi ormai e quindi dopo di noi cosa succederà? Dopo di noi non faranno altro che cancellare, rimarranno i musei. Non ci sarà la viva voce che racconta. Il memoriale di Dachau già non corrisponde assolutamente alla realtà. Hanno ricostruito una cabina di legno come fosse quello il modello dove vivevamo. Hanno distrutto un crematorio e ora un altro. Rimarrà soltanto quello più grande.
    Stanno lentamente cancellando le cose vere, autentiche. I tedeschi sono riusciti a distruggere molte cose prima che arrivassero i liberatori", racconta la Bruck che da anni incontra tanti ragazzi nelle scuole.
    "C'è un equivoco. Molti ragazzi a scuola pensano che il 27 gennaio tutti i campi furono liberati. E' una cosa gravissima, perché dopo il 27 sono morte molte più persone di prima. Ci spostavano da un lager all'altro per allontanarci il più possibile dalla liberazione. Allora incominciò la famosa marcia della morte in quasi tutti i campi. Era proprio la distruzione finale" spiega la Bruck, traduttrice, giornalista, anche per la tv, sceneggiatrice.
    I rischi che viviamo sono la "memoria distrutta" ma soprattutto, "la marcia della destra, questo nuovo nazismo, razzismo. Questo fa più male di tutto" dice la scrittrice che dopo vari pellegrinaggi è approdata nel 1954 definitivamente in Italia, dove ha incontrato e sposato il poeta e regista Nelo Risi, e vive da molti anni a Roma.
    "L'Italia era più ospitale e umana di oggi. Anche la politica prima era più chiara, adesso è una confusione completa. Cosa vuol dire oggi sono di sinistra? Non si sa chi è di sinistra e chi non lo è. Sappiamo solo chi è di destra e questo è tragico.
    Non è Conte la tragedia, né i Cinque Stelle. Meloni e Salvini, questa è tragedia" afferma la Bruck che chiude 'Il pane perduto' con una lettera a Dio.
    "Avevo una mamma molto credente. Io avevo sempre dei dubbi.
    Dialogavo nella notte e lo faccio anche adesso. Mi chiedevo come fosse possibile quello che succedeva, che sta accadendo e le risposte non ci sono. Forse Dio non c'entra niente, veramente è stato strapazzato. La mia lettera vuol essere un ringraziamento per essere tornata migliore di quando mi hanno deportata e per non aver nessun sentimento di odio. E' una grande libertà interiore" spiega.
    Nell'autobiografia racconta il rapporto con la sorella maggiore Judit nei campi di concentramento, la morte dei genitori, la miracolosa salvezza e il senso di estraneità verso i parenti, il tentativo di insediarsi in Israele, le tournée in Europa con un corpo di ballo di esuli, l'arrivo in Italia, a Napoli, e la direzione di un centro estetico frequentato dalla "Roma bene" degli anni Cinquanta. L'incontro e l'amore fino alla fine con Nelo Risi, "un angelo in questa terra che non lo meritava", e la passione per la scrittura che "è come il respiro, l'ossigeno" racconta l'autrice di 'Andremo in città', da cui Risi ha tratto l'omonimo film, e di libri come 'Le sacre nozze', 'Nuda proprietà' e 'Versi vissuti' che raccoglie i suoi tre libri di poesie. Uno nuovo, 'Tempi' è in arrivo, sempre per La nave di Teseo.
    "I poeti vedono oltre o prevedono. La poesia per me è come una gravidanza. Le cinquanta poesie di 'Tempi' sono molto attuali, c'è il virus, l'educazione dei giovani. E' una specie di manuale morale, a parte i ricordi di mia madre e mio padre.
    L'ultima poesia è del 27 gennaio 2020. Per la giornata della memoria "tutti si svegliano. A gennaio scoppia la memoria e storpia" dice la scrittrice che non ha mai usato il computer.
    "Primo Levi mi voleva convincere a utilizzarlo", ma "ho scritto tutti i miei libri a mano" spiega. E anche adesso che sta perdendo la vista, dice "non potrei dettare un libro. Potrei scrivere anche nel buio".
    Nei giorni duri del primo lockdown, "quando ho visto i morti sui camion ho pianto disperatamente. Sono molto diversi, sia chiaro, dai morti sui carri dei campi. E' una cosa preoccupante che i medici siano costretti a scegliere chi salvare". E nonostante "il vento nero che sta arrivando in tutto il mondo" la Bruck spera "sempre: lo facevo anche nei campi" dice. (ANSA).
   

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