Wiener alza il velo su Silicon Valley

sua esperienza con sguardo ironico e allarmato nella valle oscur

ANNA WIENER, ''LA VALLE OSCURA'' (ADELPHI, pp. 310 - 19,00 euro - Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra).
    Disruption, la frattura, è al centro di questo racconto, come frattura generale, cambio del mondo, quello generato dall'arrivo di internet e il diffondersi dei social, la fortuna delle startup, e la fratture personale della protagonista, prima entusiasta e fiduciosamente coinvolta quindi sempre più cosciente che in tutto ciò c'era qualcosa di malato: ''Interpretai la mia cieca fiducia in giovani uomini ambiziosi, aggressivi e arroganti che venivano da comode periferie americane come una patologia individuale, ma non era affatto individuale. Era diventata un disturbo globale''.
    A salvarla dall'essere uno dei tanti che ribadiscono con ostentazione, scrivendolo sulle T-shirt, ''I am data driven'' (sono guidato dai dati) abdicando alla propria capacità di giudizio e coscienza, e poi evidentemente spingerla a scrivere questo libro (da cui la Universal sta per trarre un film), è la sua formazione umanistica che l'ha abituata a interrogarsi anche eticamente su quel che le accade e che accade attorno e procede come l'onda di una piena che travolge tutto in nome della tecnica e dei dollari, compreso ciò che era alla base della sua educazione come appunto la cultura, la letteratura, la musica.
    ''La valle oscura'' inquietante e affascinante è insomma la Silicon Valley in California, lo Stato dei cambiamenti e in cui il futuro è presente, dove si sta compiendo l'ultima corsa all'oro, che attrae anche la giovane Wiener, io narrante che lascia il suo impiego newyorkese in un'agenzia letteraria dove tutto è prevedibile, e passa, cambiando anche il taglio di capelli e sentendosi ''intrepida e pioneristica'', a un posto e un lavoro in cui tutto pare muoversi vorticosamente e la giovinezza dei protagonisti fomenta un ottimismo del potere, del niente limiti e delle opportunità.
    E' il 2013, anno in cui il socialnetwork ''che tutti dicevano di odiare, ma cui nessuno riusciva a smettere di loggarsi'' fu quotato in borsa alla incredibile cifra di cento miliardi di dollari. Tornavano di moda l'intelligenza artificiale e la realtà virtuale, mentre le auto senza autista parevano dietro l'angolo e ''tutto era nel Cloud, un imprecisato centro elaborazione dati nel cuore del Texsas, nella Contea di Cork o in Baviera, ma a nessuno importava: si fidavano tutti lo stesso.... Era l'alba dell'era degli unicorni, le stratup'' valutate milioni di dollari. E in una di quest'ultime è assunta la nostra narratrice di 25 anni, con tutti i capi più giovani di lei, e ruoli intercambiabili perché il lavoro ''era così facile che poteva farlo chiunque''.
    La sua startup raccoglie in rete dati in quantità incredibili sul ''gregge dell'umanità'' come lo chiama il suo Ad, su ognuno di noi, incrociandoli, indicizzandoli secondo strategie sofisticate, per rivenderli a chi vuol sfruttare i nostri gusti e debolezze, ma, se si guarda un po' meglio, anche per altro.
    Nascono i big data, utili per spiarci, si organizzano i primi troll, iniziano le persecuzioni sui social, prevale l'immateriale per nascondere giochi di potere e frodi finanziarie, quel che pareva una sorta di sol dell'avvenire dopo la notte della crisi dei subprime del 2008 si sta tramutando in qualcosa di oscuro e inquietante: ''Non avevo mai visto una giustapposizione così vergognosa di spudorato dolore e idealismo opulento''. La Wiener, partendo dall'euforia inziale, vive per cinque anni con sempre con più ansia, l'ambiente, il carrierismo, il diffondersi di droghe, e assieme le reali e ipotetiche risposte ai suoi interrogativi su ciò che sta collaborando, nel suo piccolo, a crescere.
    Tutto questo lo narra con stile brillante (anche se con un qualche eccesso di.... accumulo dati) e uno sguardo ironico (ma dai risvolti cupi) in modo coinvolgente, perché ci affascina e assieme sappiamo che ci riguarda da vicino, ma potrebbe essere utile leggerlo assieme ai reportage raccolti da Michele Masneri, giornalista de Il Foglio, in ''Steve Jobs non abita più qui'' (Adelphi, pp. 254 - 19,00 euro) con le sue notazioni sociali e di costume più umane, più quotidiane e direi in buona parte inconsapevoli di quel che la Wiener testimonia sulla California di quegli stessi anni, dove pareva di vivere e immaginare il futuro. (ANSA).
   

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