Alberto Angela racconta L'ultimo giorno di Roma

Al via trilogia su Nerone, 'la penna è la mia cinepresa'

ALBERTO ANGELA, L'ULTIMO GIORNO DI ROMA. VIAGGIO NELLA CITTA' DI NERONE POCO PRIMA DEL GRANDE INCENDIO (HarperCollins, pp.352, 18.50 euro) - "Quando scrivo è come se facessi una regia e la penna è la mia cinepresa. Non preparo niente, parto sempre in modo sanguigno, perché voglio raccontare la grande storia attraverso le piccole storie, ossia le persone, utilizzando i 5 sensi": sono questi i segreti della scrittura "cinematografica" di Alberto Angela, che egli stesso ha svelato in diretta Facebook il 17 dicembre ai librai di 8 librerie del network di #LibridaAsporto, in occasione dell'uscita de "L'ultimo giorno di Roma", edito da HarperCollins e primo di una trilogia dedicata all'imperatore Nerone.
    Ricostruendo per la prima volta il grande incendio del 64 d.C., un episodio che ha cambiato per sempre la geografia di Roma e la nostra Storia, Angela presenta dunque al suo nutrito pubblico di estimatori ancora una volta un libro che coniuga la conoscenza storica più rigorosa alla narrazione più coinvolgente: "Ho cercato di fare il libro che avrei sempre sognato di trovare in libreria, ma io sono solo quello che segna il goal, accanto a me c'è un grande gruppo di lavoro che ha fatto una lunga ricerca storica", ha spiegato, "credo che unire il presente al passato sia la base della divulgazione. Bisogna far capire al volo di cosa si parla, così si attirano anche i giovani".
    Con il consueto talento di saper attualizzare anche ciò che potrebbe sembrare "polveroso" o solo materia per appassionati, il celebre divulgatore scientifico nonché paleontologo e naturalista si è avvalso del contributo di storici ed esperti di meteorologia e del fuoco, per raccontare in questo primo episodio della trilogia le ore che precedettero la catastrofe, descrivendo la società dell'epoca e le caratteristiche urbane; il secondo e terzo libro si concentreranno invece sulla narrazione dell'incendio vero e proprio e sulla figura ancora controversa di Nerone.
    Da subito dunque questo primo volume catapulta chi legge nella Roma antica, precisamente nella notte di sabato 18 luglio del 64 d.C.: nell'afa estiva, Vindex e Saturninus, due vigiles di turno quel giorno, uno veterano e l'altro recluta, camminano per le strade cercando di controllare ed eliminare le tante fonti di pericolo che ci sono in una città per lo più fatta di legno e in cui il fuoco si usa per tutto. Accanto a loro, il lettore scoprirà la vita quotidiana di Roma e dei suoi abitanti, tra odori, rumori e atmosfere descritte con incredibile realismo.
    "L'idea era quella di recuperare il fascino di un mondo perduto: stando nello stesso luogo 2000 anni dopo, sono riuscito a capire cose che gli abitanti dell'epoca percepivano. In fondo Roma oggi ha clima simile ad allora, i tagli di luce sono gli stessi e c'è la stessa aria che respirava Nerone", ha raccontato, "è stato come ridare vita a un antico reperto, anche i nomi che ho scelto nel libro sono veri. Di certo stare a Roma mi ha aiutato tanto e anche gli ultimi 30 anni di lavoro: il mondo era diverso ma le persone erano come noi, con le stesse emozioni".
   

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