Goldin, Van Gogh l'artista eroe

Biografia attraverso epistolario. ''Non era pazzo''

MARCO GOLDIN, ''VAN GOGH. L'AUTOBIOGRAFIA MAI SCRITTA''. (LA NAVE DI TESEO, PAG. 710, EURO, 24,50).
    L'epistolario, poderoso, di 903 missive, di cui 820 scritte da Vincent Van Gogh e 83 a lui indirizzate, 586 in olandese, 310 in francese e 6 in inglese, 140 contengono schizzi, 658 sono indirizzate al fratello Theo, a cui seguono il giovane pittore olandese Anthon van Rappard (57), poi Emile Bonard (22) e la sorella prediletta Wil (21). E' questa la base da cui è partito Marco Goldin per riscrivere la vita dell'artista e per cambiare idea su di lui. ''Van Gogh non era pazzo'', spiega Goldin che all'olandese ha anche dedicato la grande mostra in corso fino all'11 aprile al Centro San Gaetano a Padova: ''Van Gogh. I colori della vita''. Ma Galeotto fu Facebook e il lockdown in realtà, quando Goldin iniziò a fare delle lezioni sempre più lunghe sul pittore a cui stava lavorando per la mostra di Padova, ''e lezione dopo lezione aumentavano gli utenti e la mia voglia di condividere la vita dell'artista. Tanto che ad un certo punto mi chiamò Elisabetta Sgarbi per propormi di farne un libro. Ed eccolo qui''.
    ''Io stesso nelle altre mostre che gli ho dedicato - spiega ancora Goldin, già curatore di altre mostre sull'olandese come 'Van Gogh tra grano e cielo (Vicenza 2017) - ero stato affascinato dalla visione maledetta dell'artista che poi il cinema ha trasformato in un personaggio molto lontano dalla realtà''. Poi a portarlo verso la scoperta dell'uomo sono stati gli studi di un gruppo di storici dell'arte che ruotano intorno al Museo Van Gogh di Amsterdam e che appunto hanno riportato alla luce e riletto l'epistolario nel suo reale contesto depurandolo da quella patina di follia che spesso era negli occhi di chi le leggeva e traduceva. ''Van Gogh non era pazzo.
    Si è avvicinato al sole, prima cercandolo, poi fuggendone via.
    Vi è rimasto impigliato, con un filo che mai più ha districato, stringendolo nella mano. Fino a quella spiga di grano rimasta nella tasca della sua giacca, sotto il cielo di Auvers, prima di sera. Accanto ad un covone. Sotto le stelle del firmamento''.
    Quello di Van Gogh, e di conseguenza di Goldin che ne ha ripercorso le orme. è prima di tutto un viaggio.
    L'attraversamento a piedi (''faceva a volte anche 150 km in due giorni'') del mondo per restituirlo alla tela in una dimensione della cui unicità era assolutamente consapevole. Una vita tra Zundert, Etten, l'Aia, Parigi, la Provenza e Arles, Sant-Remy-de-Provence e poi ''andandosene fumando la pipa'' negli ultimi giorni a Auvers-sur-Oise.
    Il viaggio di Goldin esattamente come quello di Van Gogh, è reale e metaforico. ''Il viaggio di questo pittore, il viaggio di Vincent Van Gogh, è precisamente il viaggio dell'eroe. Il pittore come eroe. Colui che ha un compito, una missione da compiere. Nei suoi scritti bellissimi, pieni di echi e suggestioni, Karol Kereny ci dice come gli eroi non siano al livello medesimo degli dei, ma inseriti nel flusso della storia''. Goldin questa storia l'ha ripercorsa a piedi, passo do passo, rileggendo e spesso traducendo le lettere . ''E sono testi che per la loro bellezza meriterebbero un posto nella storia della letteratura'', spiega. ''Il mio sguardo - scrive Pessoa - è nitido come un girasole./Ho l'abitudine di camminare per le strade/ guardando a destra e a sinistra,/ e talvolta guardando dietro di me...''. (ANSA).
   

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