'Persona', quelle maschere in recita della vita

Analisi di Paolucci, "erede" di Eco, tra cinema e musica

(ANSA) - ROMA, 02 OTT - CLAUDIO PAOLUCCI, PERSONA (BOMPIANI, PP. 368, 25 EURO)

Come si diventa una persona attraverso i ruoli che impersonifichiamo, le maschere che indossiamo, i segni che usiamo e i linguaggi che parliamo? Ruota intorno a questi interrogativi il libro 'Persona' scritto da Claudio Paolucci, docente di Semiotica e Filosofia del linguaggio dell'Università di Bologna e coordinatore scientifico del Centro Internazionale di Studi Umanistici fondato da Umberto Eco e a lui dedicato.

L'autore individua nella capacità strategica di mentire, nella capacità semiotica di mettere in scena mondi che sono alternativi a quello reale, il punto di svolta nella costruzione della soggettività. "C'è una terza persona in ogni 'io', tanto che la soggettività nel linguaggio è definita nella sua stessa essenza proprio da questa compresenza", scrive Paolucci.

Secondo il docente siamo troppo abituati all'estetica dell'autore, all'abitudine di credere di essere gli artefici della nostra parola. Ma in ogni nostro enunciato non siamo solo noi che parliamo: la società parla, il corpo parla, il già detto parla, le norme e gli stereotipi parlano e già Gianni Celati diceva che "c'è sempre un pullulare di motivi che vengono da tutte le parti. C'è sempre una tribù di autori che preme dietro alla cosa che stai scrivendo o riscrivendo".

Tra i tanti esempi, Paolucci analizza la trasposizione cinematografica del Nome della rosa del suo maestro Umberto Eco e mostra come, al di là delle intenzioni del padre della semiologia che voleva un medioevo inondato di luce, nelle scene caravaggesche e buie del film di Annaud non sono né Eco né Annaud a parlare, quanto piuttosto quella rappresentazione stereotipica del medioevo come epoca buia in cui trionfava il brutto, conforme all'immagine di uno spettatore medio che ne ha letto "critiche troppo frettolose sui banchi di scuola". Attraverso l'analisi di serie tv, di film, della canzone Wish you were here dei Pink Floyd e di molti altri testi verbali e non verbali, con questo libro Paolucci mette quindi al centro del linguaggio il "si" impersonale anziché la coppia "io/tu". Fa dialogare in modo originale l'eredità dello strutturalismo con le scienze cognitive. Costruisce una teoria fortemente innovativa, in cui per soggettività si intende la capacità di diventare oggetto delle nostre stesse riflessioni e così di elaborare pensiero strategico e azione efficace. Pensa all'enunciato come alla coesistenza di diverse voci effetto di diverse istanze enuncianti che costruiscono la nostra soggettività. 

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