L'umano Colombo di Alejo Carpentier

Il navigatore fuori dal mito e innamorato della regina Isabella

ALEJO CARPENTIER ''L'ARPA E L'OMBRA'' (SELLERIO, pp. 250 - 14,00 euro - traduzione di Linda Verna) - ''Mentre mi affaccio al labirinto del mio passato in quest'ora estrema, mi stupisco dinanzi alla mia naturale vocazione di commediante... di inventore di illusioni'' afferma Cristoforo Colombo, aggiungendo ''parlerò e dirò tutto'', in questo suo diario intimo, come lo scrive e immagina Alejo Carpentier, grande scrittore latinoamericano, di Cuba (1904 -1980), che vuole renderlo più umano, liberandolo della corazza dell'eroe, dell'agiografia, tanto che più volte ne fu a suo tempo chiesta la canonizzazione come santo cattolico (ogni volta respinta dalla Sacra Congregazione dei Riti).
    Carpentier, che cita Aristotele sul poeta che deve ''raccontare le cose come hanno potuto o dovuto accadere'', ha lavorato molto sul romanzo storico, realizzando libri (dal più noto ''Secolo dei lumi'' a ''Il regno di questa terra'') in cui operava per riportare a galla le vicende anche minori dell'America centrale e del sud non solo come riflesso e conseguenza della conquista e della dipendenza dalla storia e dalla cultura europea, ma come momenti di un'identità di cui riappropriarsi, senza dimenticarne il contesto internazionale, come spiega in modo chiaro Angelo Morino in una sua articolata postfazione.
    Ecco allora che Colombo confessa: ''Sono un conquistatore conquistato poiché ho cominciato a esistere per me e per gli altri il giorno in cui sono arrivato laggiù e, da allora in poi, sono quelle terre che mi definiscono, che scolpiscono la mia figura'' dandogli una ''statura epica'' davanti a se stesso. E lo scrittore, inseguendo più la verisimiglianza che un'impossibile verità, ne traccia la figura di un'umanità ricca e mai meschina, i sentimenti, le riflessioni ormai in fine della propria vita, lo spirito del suo viaggiare con tutte le incognite sul dove sarebbe arrivato, basandosi su una ricerca approfondita e con al centro tutti gli scritti del grande navigatore, dai suoi Giornali di bordo, diari agli epistolari.
    Ed ecco che ne amplifica, per esempio, la ricerca ansiosa di oro, quell'oro che spera di trovare non per sé, ma perché avrebbe ripagato i reali di Spagna della loro fiducia, come poi il progetto di inviare in Europa indigeni da vendere come schiavi, sempre per avere sostegno a quell'impresa in cui solo lui crede sino in fondo, a quella scoperta della cui importanza, a prescindere dai ricavi immediati, è personalmente convinto.
    Da buon narratore poi crea invece e forza alcune citazioni per far confessare al suo protagonista non solo la vita pubblica di navigatore e esploratore, ma anche quella privata, creando una tenera e passionale sua storia d'amore con la regina Isabella, bionda come certe veneziane, che coinvolge il lettore e lo avvicina all'eroe fatto scendere dal piedistallo.
    Il gioco del diario che torna in luce è poi legato al suo processo di santificazione tentato da Pio IX e la sua sconfitta finale. Tutta una prima intrigante parte ritrae il Papa alle prese con un regno della Chiesa in crisi e che finirà dopo pochi anni con la presa di Porta Pia, mentre l'ultimo capitolo prende atto che ''nessun marinaio è nato per essere santo'' e non ve ne è uno nel calendario. (ANSA).
   

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