Il presepio in cento parole

'Purchè non manchi la stella' di Villoressi

LUCA VILLORESI, PURCHÉ NON MANCHI LA STELLA (DONZELLI, PP 157, EURO 18). Il presepio, le sue radici, i suoi simboli e personaggi, le interpretazioni e le scene che si sono amplificate nel tempo riportandoci però a quel fermo immagine della Natività che sospende il tempo. Che ci fa tornare a quell'initium mundi che "ha obiettivamente battezzato l'Occidente dividendo la storia tra un prima e un dopo, tra un avanti Cristo e un dopo Cristo". Ce lo racconta, tra sacro e profano, come una sconfinata narrazione popolare, il giornalista Luca Villoresi nel dizionarietto 'Purchè non manchi la stella' pubblicato nelle saggine di Donzelli.
    Un prezioso libretto che include varie suggestioni iconografiche, che ci fa scoprire tante cose che pensavamo di sapere o sulle quali non ci siamo mai interrogati, su quel rito che si compie ogni anno, lo spacchettamento degli scatoloni per allestire il palcoscenico con il bue, l'asinello, Giuseppe e Maria, i pastorelli, i Re magi e alla mezzanotte del 24 dicembre la cerimonia dedicata al Bambinello che viene posto nella mangiatoia.
    "Una succinta raccolta dei fatti e delle leggende più note testimonia l'enorme e a volte insospettata valenza culturale di un rito casalingo che nasconde più di quel che mostra. Tutto sembra solo un gioco, un teatrino, già predisposto in una scatola fai da te. Eppure, proprio se lo si osserva con un occhio critico, più da agnostico che da fedele, quell'altarino domestico si espande e prende i contorni di uno spazio multidimensionale" spiega Villoresi nell'introduzione che chiama "Avvertenze per l'uso".
    In questo presepio in cento parole trovano spazio voce per voce, da 'Abacuc' a 'Zingara', tutte le storie, i simboli e i personaggi che lo compongono, con tante sorprese. I re Magi erano davvero tre, oppure erano dodici? Perché c'è un pastore che dorme e non deve essere svegliato? E chi è il 'caganer? E Benino, il pastore addormentato, in quanti modi viene chiamato? "Classica figura del presepe spagnolo, in particolare di quello catalano, il 'caganer', un signore accovacciato colto nell'atto di defecare, è presente anche tra i personaggi napoletani e francesi" racconta l'autore del dizionarietto e spiega che : secondo alcuni studiosi "sarebbe di origine antichissima e rappresenterebbe forse il dio Saturno, forse il suo maestro, Stercuzio, che insegnò agli uomini a fertlizzare con lo sterco".
    E scopriamo anche che una particolarità dei presepi romani era l'usanza di montarli davanti a una finestra per sfruttare le vedute esterne. Una tradizione, spiega Villoresi nella voce dedicata ai presepi romani, mutuata da alcuni famosi allestimenti dei nobili che, dall'alto dei loro palazzi, usavano come sfondo i paesaggi reali." Il presepio più famoso di questo genere , sulla Torre degli Anguillara, cambiava posizione ogni giorno per passare, a rotazione, dalla vista sull'Aventino a quella del Palatino, dal Celio al Campidoglio".
    Attraverso le parole chiave scelte da Villoresi, che non vogliono certo essere esaustive del panorama, la scena della Natività viene esplorata tra religione, miti e credenze, tra santi ufficiosi e qualche divinità di ultima generazione, da Totò a Maradona, con riferimenti internazionali e con uno sguardo anche alla sua sospensione tra visioni opposte, a partire dal nome: si dice 'presepe' o 'presepio'? " La più contaminata e la più multiculturale delle manifestazioni cristiane, tuttavia, sembra essere anche quella più contestata in nome del multiculturalismo. Un paradosso che, a suo modo, conferma la vocazione bipolare del presepio: un'immagine che suscita evidenti sentimenti di attrazione-repulsione. Non si tratta di adorare, e nemmeno semplicemente di rispettare. Si tratta di fermarsi, per un attimo, a meditare" afferma Villoresi ed "è bene che ognuno coltivi il proprio presepio".
    Ed è bello pensare che siano vere quelle teorie, secondo le quali, "la collocazione del presepio ai piedi dell'albero rafforzerebbe l''axis mundi', l'asse di comunicazione ideale, fisico e psichico, tra cielo e Terra" ci ricorda l'autore.
    (ANSA).
   

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