Enia, su migranti manca ascolto

Esce audiolibro di 'Appunti per un naufragio'

       (ANSA) - ROMA, 2 FEB - DAVIDE ENIA LEGGE APPUNTI PER UN NAUFRAGIO (EMONS EDIZIONI, 1 CDMP3, VERSIONE INTEGRALE, EURO 14.90, DIGITALE 8.94) Sui migranti abbiamo sempre "un racconto di rimbalzo". Ci mancano le voci "di chi vive e lavora nella frontiera" ci dice Davide Enia, l'autore del romanzo Premio Mondello 2018 'Appunti per un naufragio', diventato ora un audiolibro Emons, letto dallo stesso autore, che ne ha tratto anche un'opera teatrale di successo 'L'abisso'. E ora, in occasione, dell'uscita dell'audiolibro ha raccontato questo percorso in una "performance di quasi-teatro" all'Alcazar a Roma. Quello che ci manca, ci dice Enia, drammaturgo, regista, attore e romanziere, che ha frequentato Lampedusa per anni, sono l'ascolto e la comprensione. "Sistematicamente si sentono frasi e sentenze da chi non ha mai assistito a uno sbarco. Le prime voci che andrebbero ascoltate, quelle di chi vive e lavora nella frontiera, sono zittite. Non sentiamo mai la guardia costiera, il personale medico delle navi e neppure le persone che attraversano la frontiera" spiega all'ANSA Enia. "Il corpo - afferma - è narrativo. Attraverso il corpo scopriamo che gli uomini che attraversano la frontiera vengono torturati e le donne stuprate. Mancano due cose oggi: l'ascolto e la comprensione del perchè avvenga questo spostamento di massa. Bisogna andare all'origine di questa enorme immigrazione".
    E di fronte agli sgomberi dei rifugiati e alle navi bloccate al largo dei porti, come la Sea Watch, Enia afferma che: "la politica dovrebbe risolvere i problemi politici con le armi e nei luoghi della politica e non sul corpo delle persone. Invece è un po' quello che fanno tutti: la strumentalizzazione del corpo delle persone appartiene a ogni parte politica e andrebbe evitata. Ogni corpo che attraversa il Mediterraneo ha una storia di miserie e splendori che andrebbe rispettata".
    Enia, palermitano 44 anni, autore e interprete di 'Italia-Brasile 3 a 2', 'Scanna', 'I capitoli dell'infanzia', per i quali ha vinto i più importanti premi del teatro italiano, e del radiodramma Rembò, frequenta Lampedusa da prima della primavera araba. "Volevo vedere cosa accadeva" racconta. Da quell'esperienza e dagli incontri con chi vive e lavora sulla frontiera è nato il romanzo 'Appunti per un naufragio' in cui da voce a chi spesso non ce l'ha intrecciandola a un naufragio personale, la malattia che ha colpito e portato via suo zio.
    "Prima di pubblicare il libro ho sottoposto alle persone che ho incontrato: guardia costiera, personale medico, residenti, pescatori, un paio dei migranti incontrati a Lampedusa, il testo per l'approvazione" racconta l'autore. "Molte persone - sottolinea - che vengono dalla Libia non ce la fanno a raccontare. Tutte soffrono di sindrome post-traumatica". A Lampedusa Enia si è reso anche conto che il suo essere palermitano gli ha dato una chiave d'accesso linguistica privilegiata. "Parlavo con tutti - racconta - in dialetto palermitano. Un dialetto che è fatto di parole e silenzi che vanno decifrati. Senza alcun merito mi sono trovato in un contesto linguistico che è il mio".
    La "performance di quasi-teatro" è un po' la sintesi di tutto questo lavoro. "E' tentativo di rispondere alla domanda: "come si può raccontare il tempo presente nel momento della crisi?".
    In 'Appunti per un naufragio' ho portato il romanzo ai suoi limiti".
   

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