Cultura

Abbate e Lillo raccontato I re di Roma

Destra e sinistra agli ordini di mafia capitale

(ANSA) - ROMA, 1 APR - LIRIO ABBATE,- MARCO LILLO - I RE DI ROMA, DESTRA E SINISTRA AGLI ORDINI DI MAFIA CAPITALE (CHIARELETTERE, 272 PAGINE, euro 14,90).
    "Mentre mi rivela i segreti di alcuni clan, ho come l'impressione che si preoccupi di quello che potrebbe accadermi e soprattutto, di ciò che potrebbe accadere a lui se lo scoprissero. Se scoprissero che è lo 'spione', quello che racconta tutto al giornalista, ma non agli sbirri, "perchè di loro [degli sbirri] non mi fido" dice. "Di lei mi hanno raccontato cose che portano a fidarmi, e sono sicuro che non mi tradirà." Non sono sicuro se è un complimento o un messaggio velato di minaccia. I mafiosi quando parlano, lo fanno in modo sibillino e le loro affermazioni sono taglienti. Basta uno sguardo, però, per comprendere che nessuno di noi farà scherzi".
    L'inviato de l'Espresso Lirio Abbate narra così nella prefazione de I re di Roma", il libro scritto a quattro mani con Marco Lillo edito da Chiarelettere, 'il primo contatto' nel mese di marzo 2012, quando l'inchiesta 'Mafia Capitale era ancora lontana. Il 14 Dicembre dello stesso anno esplode il caso. Cade il velo dell'ipocrisia, crollano tutti gli alibi esce la copertina de L'Espresso.
    I due giornalisti (Lillo è caporedattore investigativo per Il Fatto Quotidiano) fanno entrare il lettore nei meandri dell' inchiesta che sta scuotendo la capitale e l'Italia intera.
    Mettono insieme una sorta di mappa geografica dettagliata sulle connivenza tra criminalità e politica di destra e di sinistra, ma anche tra personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport.
    Collaborazioni tra "padroni" di cooperative rosse e insospettabili professionisti al di sotto di ogni sospetto.
    Abbate, in passato impegnato in prima linea con delicati reportage sulla mafia siciliana, racconta intuizioni e informazioni che lo portarono un paio d' anni fa ad individuare il potere esercitato a Roma da una vecchia conoscenza protagonista di fatti di cronaca, quel Massimo Carminati 'Il cecato' che già negli anni Settanta venne implicato in indagini sul terreno minato del terrorismo nero e della famigerata Banda della Magliana.
    Le fonti dentro la "mala" capitolina raccontano al cronista sotto scorta da 7 anni, che la "città eterna" è troppo grande per essere governata da un solo clan, e che una sorta di forzata e previdente pax mafiosa si scatena dal momento dell' avvento alla guida della Procura romana di un magistrato esperto come Giuseppe Pignatone, reduce da importanti successi a Reggio Calabria nella lotta contro la 'ndrangheta.
    Questa mossa - che mostra tutta la scienza analitica delle mafie - non basterà ad evitare che proprio Pignatone, col sostegno fondamentale delle forze dell' ordine - e una menzione particolare va a Renato Cortese, dirigente delle squadra mobile - riesca a scoperchiare il pentolone di un'organizzazione che controlla capillarmente ogni metro del suolo romano, con infiltrazioni profonde nella politica, nel mondo imprenditoriale e in quelle cooperative sociali di cui un protagonista assoluto, Salvatore Buzzi, che appare nel libro come il "rosso" rispetto a Carminati, appunto "il nero", l'uomo che con le sue gesta fuori dalla legge si è guadagnato la fama di intoccabile ed invincibile.
    Dai giorni della prima copertina de l' Espresso sui "quattro re di Roma", Abbate subisce attenzioni ed intimidazioni, dai furti in redazione ai pedinamenti in auto.
    Ma mafia capitale è di destra o di sinistra? Domandano nel libro i due cronisti.
    "Carminati - scrivono - è il capo dell'organizzazione ed ex nar, non ex br, poche storie è di destra. Gaber risponderebbe: eh no sembra facile. Il nero è socio dipendente di una coop rossa, la 29 giugno, dunque lo vedi che Mafia capitale è di sinistra? L'ex sindaco Alemanno è indagato per associazione mafiosa come Buzzi e Carminati, dunque mafia capitale torna a destra. Si ma Giuliano Poletti, da capo della Legacoop, andava a cena con uno dei capi di "Mafia capitale", Salvatore Buzzi, e dunque è di sinistra.....". Il libro se ne volete saperne di più va letto per intero perchè le sorprese e i nomi eccellenti non mancano.
    Insomma la morale è se "Mafia Capitale" fosse solo di destra o solo di sinistra, sarebbe più facile da combattere. Invece, gli affari rossi, e quelli neri si mescolano e diventano verdi: il colore dei soldi. Solo il lavoro dei Ros ha scoperchiato il verminaio che oggi, a prescindere dalle possibili condanne, è già sotto gli occhi di tutti. In tutte le indagini maggiori dal 2014. Dall'Expo, al Mose, fino a Mafia Capitale, sono emerse tre costanti: la presenza di finanziamenti non trasparenti alle fondazioni dei politici di destra e sinistra, la nomina di manager incapaci e asserviti al potere politico a capo delle municipalizzate, dalle società miste e dei consorzi pubblici che gestiscono le grandi opere, l'alleanza, tra coop rosse e bianche per entrare negli appalti maggiori.
   

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