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Giletti, è utile conoscere il nemico, non accetto lezioni

Apre Non è L'Arena replicando alle polemiche su puntata da Mosca

(ANSA) - ROMA, 12 GIU - "Ho deciso di andare a Mosca perché volevo conoscere il punto di vista del nemico: questo è utile per il pubblico? Penso di sì, visto che in base a un recente sondaggio Ipsos il 41% degli italiani pensa che l'informazione sia sbilanciata pro Ucraina". Massimo Giletti apre questa sera Non è L'Arena su La7 replicando in diretta alle polemiche sull'ultima puntata in cui, in collegamento dalla capitale russa, ha intervistato tra l'altro Maria Zakharova, portavoce del ministro degli Esteri Lavrov. "Andare dall'altra parte ha questo senso - aggiunge il giornalista -, non vuol dire giustificare, capire però. Nessuno di noi ha mai giustificato lo scempio orribile di questa guerra voluta dalla Russia contro l'Ucraina. La7 quella sera è stata terza rete nazionale, un record: vuol dire che il pubblico voleva capire cosa c'era. Sono andato lì, ho parlato con le persone, con l'intellighenzia, con dissidenti ucraini che vivono li, mi sono fatto un'idea con i miei occhi".
   

"Ho 60 anni - sottolinea Giletti, dopo aver aperto la puntata citando Enzo Biagi - e non intendo dare lezioni di giornalismo a nessuno, ma nessuno deve insegnare a me come fare le cose, specie i colleghi che stanno nei palazzi e che fanno da megafono ai palazzi del potere. Sono stato francescano? Forse sì, ma bisogna anche tenere conto del fatto che il mio spirito era dialogare, ero in Russia, il mio atteggiamento era giustamente lo spirito di San Francesco". 

L'incipit della puntata di Non è L'Arena è il commento critico che fece  Repubblica nel 1989 all'intervista di Enzo Biagi al boss Luciano Liggio. "Sono ben conscio dei miei limiti e non mi paragono a Biagi - avverte Giletti - ma il punto interessante è che Biagi venne attaccato perché aveva fatto una cosa molto difficile, venne criticato perché chi si espone è sempre oggetto di attacchi. Avevo messo in preventivo che andando in Russia mi sarei potuto esporre a critiche. Ho un unico editore che si chiama Cairo, ma ho un editore ancora più importante che siete voi: ecco perché ho detto 'risponderò in tv'. Non ho mai fatto programmi da salotto, sarebbe troppo facile, sono sempre andato a cercare qualcosa di diverso. Solo noi, con la Verità di Belpietro, siamo andati a cercare lo scandalo delle mascherine, poi ci sono venuti tutti dietro. Noi abbiamo fatto la battaglia contro le scarcerazioni: sono rimasto isolato e sono finito sotto scorta. So benissimo che ci si può esporre, ci sta. Ma il punto è uno solo, è utile o non è utile sentire il pensiero del nemico? Nessuno nega che la Russia sia entrata con i carrarmati in una nazione sovrana, ma ascoltare dall'altra parte cosa dicono e cosa pensano, lo fa il Corriere della Sera, Repubblica, tutti i giornali e le tv nel mondo".

A suo giudizio, ribadisce Giletti, "è utile, importante ascoltare gli altri per capire come ragionano. Quando Zakharova mi diceva, scusate voi occidentali non siete andati a fare guerra in Libia? E i russi sono stati a guardare. E così in Iraq, con la scusa delle armi letali di Saddam, era tutto falso, ma eravamo noi occidentali e quindi andava tutto bene. E ancora, quando abbiamo attaccato la Serbia, i russi sono stati a guardare. Ecco, quando la Zakharova dice questo, lo dice perché nella loro mentalità quell'area è loro, di loro competenza, di loro posizionamento, per me sbagliando, ma è il loro pensiero. Quando ci dice dove siete voi, l'Europa, Macron, Draghi, perché chi conta è Biden, dice una cosa vera o falsa? Non mi sembra di fare propaganda, ma di raccontare il loro modo di pensare". Giletti dà poi la parola da Alessandro Sallusti, ospite in collegamento: domenica scorsa il direttore di Libero aveva lasciato Non è L'Arena in polemica con l'impostazione della puntata.

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