Sanremo, Botteri racconterò anno che ci ha cambiato

"Non ho le physique du role, rappresenterò le donne normali"

"Un anno fa a Sanremo si respirava ancora un clima normale: ricordo che ho seguito il festival in streaming, mentre in Cina eravamo già da un mese in lockdown, si contavano i morti, si percepiva la tragedia". Giovanna Botteri sarà ospite al festival per portare la sua testimonianza da giornalista, "sarà un modo - spiega all'ANSA- per tornare su quei giorni, su quello che è successo in questo anno che ci ha cambiato per sempre, nella cornice di un festival completamente diverso". Dal 2 marzo il festival torna in scena, ma in modalità completamente diverse imposte dalla pandemia: "Mi hanno appena mandato il protocollo: a parte l'assenza del pubblico - spiega - ci sono misure molto stringenti. Dentro l'Ariston non può entrare nessuno. E' giusto, anche perché i dati sono ancora allarmanti e aumentano anche i ricoveri in terapia intensiva...". In questa situazione, sottolinea, "ci sarà spazio per un momento di leggerezza: dopo un anno la gente ha bisogno di respirare, di sentire qualcosa che la faccia sorridere, di sperare, di coltivare la sensazione forte che comunque la vita trionfa, e alla fine ci sarà la luce dopo il tunnel. Credo che anche questo sia il messaggio di Sanremo in quest'anno eccezionale: con tutte le precauzioni, si deve continuare ad andare avanti". Quanto alla prova del palco, "non ho certo le physique du role da serata di gala, non saprei neanche da che parte cominciare. Per fortuna nessuno si aspetta che non sia me stessa: sono persona normale - conclude Botteri - e sarò lì in rappresentanza di tutte le donne normali". "Lo scorso anno - ricorda - la Cina era un Paese già fermo, si stava chiusi in ufficio, la paura scandiva le giornate nerissime: guardando Sanremo si percepiva l'illusione dell'Italia, anzi dell'Europa intera, che il virus qui non sarebbe mai arrivato. Un'illusione, appunto, in un mondo globalizzato, anche perché il Covid era già arrivato in India, Giappone, Corea, Singapore, Australia, Iran. E oggi sappiamo che anche in Italia circolava già da mesi", racconta la giornalista, corrispondente Rai, inviata speciale in diverse zone di guerra. "Mi sentivo in quei giorni più lontana che mai, per quello che stavamo vivendo io e i pochissimi colleghi rimasti in Cina, qualche francese, qualche inglese, anche loro convinti che i loro Paesi non sarebbero stati costretti a misurarsi con l'emergenza"

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