Monica Guerritore, "Vi racconto chi sono con un palinsesto tv"

Una Domenica con per Rai Storia e Scene da un matrimonio su Rai5

"Io direttore di rete per un giorno? Quando me l'hanno proposto ho colto la palla al balzo, prima che ci ripensassero". Ride Monica Guerritore, attrice di tanto teatro e cinema, da Sandro Bolchi a Giorgio Strehler, De Lullo, ma anche Comencini, Ozpetek, e poi lei stessa regista, dalla sua Giovanna D'Arco arrivata fino a Parigi a "L'anima buona di Sezuan" di Brecht. Domani, dalle 9 a mezzanotte, sarà la "firma" di una nuova "Domenica con" su Rai Storia, disegnando il palinsesto della giornata e presentando e commentando le sue scelte nello spazio curato da Giovanni Paolo Fontana ed Enrico Salvatori.
Un racconto lungo quindici ore, dagli anni Settanta a oggi, tra storia e cronaca, cinema e teatro, arte e vita privata, con anche un frammento tratto da "Scene da un matrimonio" di Ingmar Bergman versione Tv del '97, che tanta parte ebbe nella sua carriera e nella fine del rapporto con Gabriele Lavia (al tempo suo marito oltre che interprete e regista della piece), che Rai5 proporrà poi integralmente sabato 13 giugno in prima serata. "A volte l'arte prende dalla vita. A volte la vita ha necessità di raccontare qualcosa - dice oggi lei all'ANSA - Gabriele ed io andavamo molto d'accordo. Abbiamo convissuto benissimo per 16 anni. È come se le parole di Bergman nel raccontare la fine dell'amore tra i due protagonisti avessero dato forma alla nostra di fine. Ha cominciato a farci guardare, capire. Finite quelle riprese, a Torino, i lacci hanno continuato a sciogliersi". Per poi "riannodarsi", però, come dice lei, in "un'amorosa amicizia", condivisa nel privato da due figlie e ancora sulla scena, 14 anni dopo, con un attesissimo ritorno insieme in "Danza di morte" di August Strindberg, altra lucida e spietata analisi della vita di coppia. "Quasi una vendetta grottesca - riflette lei oggi - Con Bergman è lui che lascia lei perché si innamora di quella cretina di Paola. Ma in Ibsen è la moglie che lo devasta per tutto il tempo. Ricordo che una sera Gabriele - scoppia a ridere - sfinito, entrò in scena sventolando una bandiera bianca". Assolutamente convinta che "il teatro non vive solo di palcoscenico, inteso come luogo architettonico, perché è racconto dell'essere umano e si può fare all'aperto, al cinema, in tv, con mezzi cinematografici", l'attrice - che sta lavorando anche a un progetto per mandare in onda sul piccolo schermo nove spettacoli, in scena al momento dell'esplosione del Covid in Italia, e per portare la scuola a lezione nei teatri con il supporto degli attori - ha così disegnato per Rai Storia domani un palinsesto che "parte dalla musica e dalla bellezza per tirare fuori i film, gli spettacoli, le opere d'arte e i momenti che hanno fatto di me quel che sono". Si comincia con la narrazione della leggenda di Narciso da Oscar Wilde e l'omaggio ad Ezio Bosso, appena scomparso, nel suo "In her name, the sea name". "Il suo sorriso, la sua generosità - dice la Guerritore - raccontano quanto il mestiere di musicista sia dare luce alle ombre". Due gli appuntamenti con il cinema: in prima serata, "Le vite degli altri" di Florian Henckel von Donnersmarck sulla vita nell'ex Germania Est, premiato con l'Oscar nel 2006; e alle 14 "La prima notte di quiete" di Valerio Zurlini del 1972, "che apre il capitolo della solitudine maschile degli anni '70, quando gli uomini, come dire, portano in giro il cappotto da Alain Delon a Marlon Brando". Non manca un tributo a Strehler, anche con le Canzoni della mala e Ornella Vanoni nella celebre "Ma mi". E poi ancora, Valentina Cortese in un frammento del Giardino dei ciliegi; il pomeriggio con le conquiste di donne come Tina Anselmi. Fino alla miniserie "Exodus, il sogno di Ada", dedicato al coraggio di Ada Sereni che nel '45 aiutò 25 mila ebrei a fuggire verso la Terra promessa. E ancora tre grandi interpreti del teatro: Sarah Ferrati-Ecuba, in un frammento de Le Troiane, diretta da Vittorio Cottafavi nel 1967; Mariangela Melato-Cassandra nell'Orestea di Luca Ronconi del 1975; e Anna Magnani-Sciantosa nella miniserie Tre donne del 1971.
   

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