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Dalla Hannigan a Mariza, il Festival di Spoleto guarda alle donne

Il 24/6 al via 65/a edizione. Veaute e Franceschini "ottimisti"

ROMA - La direttrice d'orchestra, soprano, regista e pioniera di un nuovo modo di intendere la musica, Barbara Hannigan. Ma anche Mariza, erede della regina del Fado Amalia Rodrigues. E poi la star della world music Angelique Kidjo, con il suo grido per la rinascita della cultura africana. O l'omaggio a Trisha Brown, icona della post-modern dance scomparsa cinque anni fa. E ancora Germaine Acogny, Leone d'oro alla Biennale danza, che reinterpreta Pina Bausch; o gli ultimi lavori delle coreografe Anne Teresa De Keersmaeker e Blanca Li. Insomma, le donne che hanno dato nuovi impulsi all'espressione artistica. Saranno loro le protagoniste del 65/o Festival dei Due Mondi di Spoleto, il secondo guidato da Monique Veaute, in programma dal 24 giugno al 10 luglio con sottotitolo "l'evoluzione delle forme".

"Sono ottimista - racconta la direttrice artistica - Il virus sembra non ami l'estate. Lo scorso anno abbiamo avuto le sale piene, nel rispetto delle norme sanitarie, ovviamente. Quest'anno nella peggiore delle ipotesi seguiremo le stesse modalità, ma sono fiduciosa che torneremo alla normalità e che il Festival sarà 'radioso'". "Già presentare il programma - concorda il ministro della Cultura Dario Franceschini - è un modo per dare fiducia al mondo della musica e dello spettacolo dal vivo" ripagato, in questo momento di "grande difficoltà", almeno "dalla riscoperta della cultura. In questi mesi si è capita la sua importanza e centralità nelle nostre vite. E sono fiducioso che ciò si trasformerà in un grande incremento di consumi culturali quando sarà finita la pandemia. Com'è successo col libro". Il programma di quest'anno a Spoleto, promette il presidente della Fondazione Festival dei Due Mondi, Andrea Sisti, segnerà "una stagione di rinascita, per il Paese e per la città. Sarà anche un programma sostenibile, nei diversi aspetti della cultura e dei comportamenti, perché Spoleto sia un festival della modernità e del futuro".

Lunga lista alla mano, la Veaute si tuffa dunque in quella che anticipa essere solo una "prima puntata" della presentazione del cartellone generale. "Ho seguito tre linee - dice - la Musica dei due mondi, la Voce delle donne e Nuovi modi di raccontare la musica". Tra intrecci, collaborazioni e contaminazioni fruttuose, rinnovati anche i rapporti con il festival "gemello" di Charleston, si parte dunque dalle due orchestre in residenza: il concerto inaugurale in Piazza Duomo è affidato a Ivan Fischer e alla Budapest Festival Orchestra (ma con il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia) con programma tra Bach e Glass e la prima volta in Italia dell'oratorio The Passion of Ramakrishna; quello finale è invece tutto per Antonio Pappano sul podio di Santa Cecilia e con Barbara Hannigan in Knoxville: Summer of 1915 di Samuel Barber. "Una scommessa per noi importante - racconta il presidente di Santa Cecilia Michele Dall'Ongaro - Con la Hannigan siamo stati in tournée anche a New York ma la possibilità di metterla insieme con Pappano e i loro 'due mondi' è l'espressione più schietta e sincera delle possibilità che ci da la musica. E dove c'è da inventare e mettersi in gioco, Santa Cecilia c'è sempre". Per la star statunitense sono tre i concerti previsti a Spoleto, con anche Voix Humaine di Francis Poulenc, che dirige insieme a Metamorphosen di Strauss con la compagine di Santa Cecilia; e nel ciclo Jumalattaret di John Zorn, accompagnata dal pianista Stephen Gosling.

Doppio debutto anche per la musicista e regista Jeanne Candel che con Samuel Achache intreccia teatro shakespeariano e dramma musicale firmando Le Crocodile trompeur dall'opera barocca Dido and Aeneas di Henry Purcell; e poi Demi-Véronique, epopea musicale dalla Sinfonia n. 5 di Gustav Mahler. "Il Festival di Spoleto è molta musica e danza - prosegue la Veaute citando il patron Giancarlo Menotti - Ma c'è stato anche un altro grande direttore: Giorgio Ferrara che ha dato tanto spazio alla prosa". Ecco allora Thomas Ostermeier, stella europea della regia molto amato in Italia, con l'anteprima di History of Violence, adattamento per il teatro del duro racconto autobiografico di Édouard Louis, firmato con lo stesso autore. E poi Il gabbiano di Anton Čechov secondo Leonardo Lidi e i 20 anni di carriera di Davide Enia con Italia-Brasile 3 a 2 Il ritorno, monologo del suo debutto nel 2002.

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