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Longobardi, si può andare a teatro, non spaventate pubblico

Al Brancaccio dal 2/12 arriva Aladin, Il musical geniale

"Vi invito a dirlo che si può andare a teatro, che è sicuro. Tutta questa confusione spaventa solo il pubblico. E i numeri in questi primi due mesi di stagione sono terribili". Non usa giri di parole Alessandro Longobardi, direttore artistico del Teatro Brancaccio, che dopo un pezzo da novanta come Enrico Brignano e le risate matte di Che disastro di Peter Pan, si appresta al debutto di Aladin - Il musical geniale, lo spettacolo (di cui è anche produttore) ideato e diretto da Maurizio Colombi, in scena per tutte le feste di Natale, dal 2 dicembre al 9 gennaio. "Un dono alle famiglie", lo racconta il regista, che dopo aver firmato già le sue versioni di Rapunzel, Heidi, Peter Pan e La regina di ghiaccio, ora si ispira alla favola delle Mille e una notte. "Nessuno, nemmeno Disney, racconta che in origine i geni sono due: il genio della lampada e il genio dell'anello, Thor e Nello. Sono figli di Madre Gea - dice - la dea della terra che dall'Olimpo li invia per aiutare Gengis Kan ma siccome sono pasticcioni finiscono relegati nella lampada. Per uscire, dovranno esaudire solo desideri altruisti". Nei panni dei due geni, Umberto Noto e Michele Savoia. Ma ovviamente non mancano Aladin e la sua Jasmine (Giovanni Abbracciavento ed Emanuela Rei), il perfido Jafar (Maurizio Semeraro) in un turbine di balletti stile Bollywood, danza del ventre, ponti tibetani e 24 cambi di scena dal sontuoso palazzo del sultano alla bottega di Aladin. "A teatro si può andare - incalza Longobardi - Soprattutto nei teatri grandi perché hanno maggiore volume d'aria. Qui al Brancaccio, abbiamo un nuovo impianto che riesce a uccidere l'80-90% di batteri e virus. Capisco che in Italia c'è una pressione molto forte - prosegue - probabilmente per portare la gente a vaccinarsi, ma questo genera confusione. Torno ora da Budapest: lì i teatri sono pieni, nel rispetto delle norme. Qui, non so cosa accadrà in futuro, ma per i primi due mesi di stagione abbiamo numeri terribili", in un continuo saliscendi, spiega, tra annunci di nuove varianti e Super green pass. "A teatro - dice - se bruci novembre-dicembre, bruci la stagione. Non ci aspettavamo chissà cosa ma se le previsioni del 55-60% dei flussi si riducono invece al 25-30%, come vai avanti? E continuo a dirlo: al supermercato ci si espone di più al virus. Noi poi facciamo di tutto per la sicurezza". Ma allora, conveniva tornare a pieno regime? "Dico la verità, eravamo indecisi se programmare Aladin o riprenderlo la prossima stagione - ammette - Ma abbiamo pensato agli attori, che non potevano stare fermi ancora, e al pubblico, perché non dimentichi cosa vuol dire venire a teatro". A gennaio, ricorda, c'è da presentare le nuove domande di finanziamenti pubblici triennali. "Lo Stato deve rivedere completamente la sua posizione nei confronti del teatro italiano - sottolinea - Non penso ai teatri pubblici, che hanno le loro sovvenzioni, ma il teatro abbandonato, quel mondo che ormai vive in battaglia e ogni tanto riesce a prendere un bando. Ma i bandi costano e la Regione Lazio non ne fa neanche tanti". E allora, per sopravvivere, "finisci a fare scelte commerciali. Invece dovresti solo prendere gente brava. Una capitale merita questo, oltre a lunghe teniture e teatri che diventano laboratori. Guardate, io non conosco nessuno che fa questo mestiere per i soldi. Però c'è un limite a tutto". Tra rincari del "44% delle bollette", costi a carico dei gestori "come le 15 persone a controllare i green pass allo spettacolo di Brignano", c'è anche una città, Roma, che "è agli sgoccioli" e dove la Milano dei bandi e del mecenatismo, sembra lontanissima. "In tre anni - dice Longobardi - non abbiamo ricevuto neanche un'offerta di Art Bonus". Nessun pentimento però. "Lo facciamo con responsabilità, la nostra forza è anche un atto politico. Però - avverte - dove non c'è un teatro, dove non c'è lo spettacolo dal vivo, cresce l'indifferenza, la noia, la violenza. Il teatro invece fa pensare, fa anche fare altro teatro. Dobbiamo sostenere tutti e tutti i giorni questa battaglia. Serve un pressing continuo, per mesi, perché la cultura è un bene indotto: la domanda non esiste, è l'offerta che genera altra domanda".

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