Cultura

Enrico Brignano, torno a teatro, dove eravamo rimasti?

Attore apre stagione Brancaccio con Un'ora sola vi vorrei

"Dunque, dove eravamo rimasti?". Fiume in piena, di battute e riflessioni, Enrico Brignano cita Enzo Tortora per il suo ritorno in teatro dopo quasi due anni di lontananza forzata, causa pandemia. E riprende proprio lì dove aveva interrotto con "Un'ora sola vi vorrei", il one man show con cui dopo gli Arcimboldi di Milano domani inaugurerà anche la stagione del Brancaccio di Roma, in scena dall'1 al 24 ottobre. Per "mantenere la parola data" al pubblico (a Roma dovette interrompere con 15 date già sold out) e rispettare la capienza ancora ridotta delle platee, si prepara a un tour de force da due recite al giorno. "La pandemia si è abbattuta sulle nostre vite sbagliate, confuse, stressate, piene di errori - racconta - Pensavamo fossero brutte vite, poi abbiamo visto che al brutto non c'è mai fine. Ma lì, chiusi nelle nostre cucine, quello che più c'è mancato è stata la libertà. Oggi l'unico strumento per essere liberi è il Green pass, che si ottiene con il vaccino o il tampone. Si può anche scegliere". Al centro dello spettacolo, allora come oggi, il tema del tempo, inevitabilmente riveduto e aggiornato. "In questi mesi - ripercorre Brignano - ci siamo chiusi in cucina a impastare chili di farina per fare i plum-cake al wasabi. Oppure ci siamo ritrovati in balcone a cantare Toto Cutugno. Il mio grande maestro, Gigi Proietti, che qui al Brancaccio aveva la sua casa di vacanze, nel frattempo ha deciso di guardarci dall'altro. A vederci così, ha detto: 'fuori mi chiamo, m'avete rotto er…'. Nel frattempo - sorride - sono diventato anche padre un'altra volta di un bambino di due mesi che mangia quanto me. Il pediatra mi dice che non è possibile che si faccia già fuori una pizza intera e il commercialista mi avverte che a questo punto ho bisogno di lavorare". Scherzi a parte, prosegue, "noi, lo spettacolo, il teatro, siamo ricarica, come le batterie al litio. Il teatro è fonte di energia più di ogni cosa. La gente che lavora tutta la settimana e poi per una sera lascia il telecomando sul divano, esce di casa, affronta il traffico, spende soldi, mostra il Green pass e rispetta il distanziamento, in quelle due ore in platea rinasce, perché il teatro è vita. Tutti ne abbiamo bisogno. Ti fa riflettere sempre. Anche se lo spettacolo è brutto: ti ritrovi lì - ride - a chiederti 'ma quanto è brutto questo spettacolo, perché sono venuto? Chissà da dove vengono questi, perché non hanno fatto un altro mestiere? Ma quanti fari avrà questo teatro?'". Seppur con garbo, Brignano non le manda a dire a coloro che questo Paese lo guidano, troppo spesso "incapaci di capire che lo spettacolo è fondamentale. Il paese che detiene il 70% d'arte del mondo non può avere un ministro come quello di anni fa che disse che con la cultura non si guadagna. Ma i politici non li vedi mai in giro. Solo il Presidente Mattarella va alla Scala. Purtroppo oggi - aggiunge - ho la sensazione che abbiano dovuto aumentare la capienza dei teatri solo perché dovevano aumentare quella degli stadì". Intanto il prossimo fine settimana si vota per le elezioni del sindaco anche nella "sua" Roma. "Sono preoccupato, molto preoccupato - dice - Andrò a votare, ma ancora oggi a distanza così breve non sono convinto di nulla". Poi si torna allo show, che prossimamente riporterà in tv insieme alla compagna Flora Canto. "Spero che questo spettacolo sia di ispirazione anche per tutti quelli che si domandano se fare teatro - dice - A loro dico che 'si può fare'. Anche se è triste da quassù ritrovarsi con una platea di mascherine FFP2, dove un tempo c'era il pubblico che vedevi ridere. L'alternativa, per loro, per noi, per il pubblico, è stare sul divano con le piaghe da decubito davanti a malattie imbarazzanti. So - aggiunge - che il tema vaccino divide le famiglie e alimenta le teorie più assurde. Ma è l'unico mezzo che abbiamo per tornare a stare tutti insieme. Non possiamo avere la memoria del pesce rosso, dimenticando Bergamo e tutti quei nonni morti. Ne' arrenderci ad avere un paese dove ragazzi imbecilli commentano 'ma erano vecchi'. Bisogna ripartire e questo il teatro lo può fare. Anche se si dice sempre che è morto, moribondo, più di là che di qua, il teatro ce la fa sempre".
   

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