Gabriele Lavia ai ragazzi, vi racconto Carla Fracci

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“Alla mia età, anche recentemente, sono morti tanti attori, tante persone di teatro. Carla Fracci me la ricordo ragazzina, a volte la andavo a trovare. Beppe Menegatti era giovane. E la trovavo sempre sul divano di casa sua, nella posizione del loto che fa l’uncinetto. ‘Cosa fai Carla?’ le chiedevo ‘Faccio gli scaldamuscoli. Adesso andate via, perché domani mattina alle 8.00 devo andare in sala danza, devo fare gli esercizi’ ‘Si si, ciao Carletta”. Così Gabriele Lavia ricorda con affetto la più grande ballerina italiana di fronte a una platea di studenti, venerdì 4 giugno, al Teatro Maria Caniglia di Sulmona, a pochi giorni dal debutto del suo spettacolo in anteprima nazionale Le leggi della gravità, tratto dall’omonima opera di Jean Teulé, con Lavia, Federica Di Martino ed Enrico Torzillo il prossimo 12 giugno alle 18:30.
E spiega: “Quando muore il cane a casa perché uno piange? Per il cane? Piange perché è morto il papà? Aveva 90 anni che deve fare? La madre? La nonna? No, piange perché con loro se ne va via parte del nostro divino, del nostro sguardo, del nostro essere con. Essere con gli autori, con gli attori, con i figli, con il padre, la madre, gli amici”. E a proposito dell’Étoile aggiunge: “Carla Fracci non la vedevo da qualche anno, adesso è andata via, è rimasta solo la memoria. E questa cosa per i greci era thea, lo sguardo. E nel caso del teatro, la thea è la aleteia: la svelatezza”. E conclude: “Il teatro, purtroppo, è la cosa più importante che abbia mai inventato quell'essere che si é alzato solo su due gambe e che si chiama uomo".
   Da Sofocle a Brecht, da Heidegger a Borges, e poi ancora Pirandello, Euripide, Platone, Giorgio Strehler, Paolo Grassi: in un vivo ed entusiasmante excursus, Gabriele Lavia ha ripercorso i temi e gli argomenti che hanno caratterizzato il teatro dalla Grecia alla contemporaneità, soffermandosi sulle grandi figure della tragedia - Edipo su tutte - e sul senso archetipico del mito, che nella skené vede il luogo privilegiato della rappresentazione, come nucleo primigenio della narrazione del comune percepire. Nella città di Ovidio, il poeta dei miti delle Metamorfosi, la lectio di Lavia ha tenuto col fiato sospeso i ragazzi dei poli liceali “Ovidio” ed “E. Fermi” di Sulmona, con i quali ha condiviso aneddoti e racconti sugli esordi della sua carriera di attore, dalla chiamata alla professione alle prime esperienze a Torino, sino alle trasferte a Milano e agli studi a Roma.
    “Perché il sipario è rosso? Vi svelo l'arcano – spiega Lavia - perché questo colore nella storia del teatro è il colore del sangue degli occhi di Edipo. Quel sipario ricorda, rammemora, fa rivivere il momento in cui Edipo si acceca, perché soltanto da cieco può finalmente vedere. Solo quando la rappresentazione è finita, lo spettatore può comprendere il senso profondo di sé. Non dello spettacolo, di sé” puntualizza.
E alla domanda di Patrizio Maria D’Artista, direttore artistico della stagione di prosa del Teatro Caniglia sul ruolo del teatro in futuro, replica: “Il teatro è indispensabile è molto semplice, non potrà mai morire. Il cinema è morto. C'è gente che va al cinema? No, lo guarda in televisione. Nemmeno. I ragazzi lo guardano sopra quei telefononi. È un destino, perché il cinema è una téchne”. ribadisce.
Le leggi della gravità, tratto dall’omonima opera di Jean Teulé e firmato da Gabriele Lavia, con Gabriele Lavia, Federica Di Martino e Enrico Torzillo, prodotto da Effimera S.r.l. con il Teatro della Toscana – Teatro Nazionale, segnerà la riapertura del Teatro “Maria Caniglia” dopo la lunga chiusura dovuta alla pandemia e inaugurerà la nuova stagione di prosa gestita dall’Associazione Culturale “Meta” nell’ambito del Progetto “Teatro Maria Caniglia – Teatro di Produzione”. I biglietti sono in vendita presso l’Ufficio Turistico nel Complesso della SS. Annunziata di Sulmona e online sul portale Oooh.events.

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