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Scala: Livermore, tecnologia? questo è solo l'inizio

Regista di Macbeth, avrei tradito Verdi se non avessi scosso

 La tecnologia in teatro serve per raccontare le storie e "in futuro sarà sempre più difficile farne a meno" parola di Davide Livermore, il regista che ha firmato l'allestimento di Macbeth con ledwall e realtà aumentata, che il 7 dicembre è andato in scena alla Scala e in diretta su Rai1.
    La sua regia ha ottenuto applausi ma ha avuto anche qualche contestazione, cosa che non lo ha scosso più di tanto. "Sono alla quarta inaugurazione di fila. Non le ha fatte neanche Strehler - dice all'ANSA - e la quarta di seguito turba qualcuno. Avrei potuto ricostruire il Macbeth del 1847 e avrebbero contestato".
    Il fatto di riportare la vicenda non al Medioevo "con spadoni e torri", ma di ambientarla in una megalopoli con auto e grattacieli è stata una "scelta voluta" per attualizzare la storia, sottolineare quanto Macbeth, e il racconto di come il potere possa essere distruttivo, sia attuale e si ripeta dalla brughiera scozzese ai cda "che chiudono aziende lasciando a casa migliaia di lavoratori".
    "Faccio spettacoli in base alla partitura. Puccini non lo sposto perché non vuole - racconta Livermore, che è anche direttore del teatro Nazionale di Genova - ma con Verdi è diverso. Tradire Verdi sarebbe stato non scuotere". Lui non è comodo, e non voleva esserlo. Era uno che raccontava "storie senza sconti" che faceva "un implacabile resoconto della realtà". E a raccontare queste storie la tecnologia può aiutare, come la tv.
    Livermore non considera il suo spettacolo troppo televisivo, sottolinea che "è stato pensato per il teatro", anche se trova giusto aver messo alcuni effetti esclusivamente pensati per il pubblico in tv (come le telecamere che riprendevano dall'alto la scena del sonnambulismo) per "far godere da casa cose che in teatro non si potevano vedere".
    "Verdi avrebbe sfruttato la tecnologia. Il teatro cambia, è fatto dai vivi per i vivi", anche se questo porta a volte lo spettatore "fuori dalla sua comfort zone e può farlo arrabbiare".
    Però il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha salutato gli artisti ieri durante l'intervallo, "ha parlato dell'importanza di parlare in maniera così forte ai contemporanei, e questo mi ha fatto piacere". "Questo è un cammino che ho iniziato da anni e in cui c'è molto da fare.
    Questo è solo l'inizio" promette, anche se per ora non ci saranno più inaugurazioni della Scala, "almeno non consecutive".
    (ANSA).
   

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