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Scala: Livermore racconta Macbeth ai detenuti, teatro è pubblico

Racconto della Prima, come una faida di mafia

(ANSA) - MILANO, 03 DIC - "Vogliamo portare la Prima della Scala nella società e questo è un luogo di vita": Davide Livermore, che firma la regia del Macbeth che inaugurerà la stagione scaligera il 7 dicembre, parla così del carcere di San Vittore dove oggi ha raccontato lo spettacolo a un gruppo di detenuti e dove vorrebbe tornare anche la mattina dell'otto dicembre per tornare a parlare con loro.
    Si tratta di una tradizione che riprende dopo lo stop dello scorso anno dovuto al Covid. In precedenza era l'allora sovrintendente Alexander Pereira a entrare in carcere per raccontare l'opera che i detenuti vedranno poi in diretta su Rai 1. San Vittore (come anche Opera e il carcere minorile Beccaria) sono infatti alcuni dei luoghi della città in cui si svolgerà la Prima diffusa.
    "Questo appuntamento ci vede in qualche modo ripartire - ha spiegato il direttore Giacinto Siciliano presentando Livermore - Questa è un'opera che in carcere ha un significato particolare".
    Ai detenuti il regista ha raccontato la vicenda di Macbeth divorato e distrutto dalla sua stessa brama di potere, in una terrificante serie di omicidi che ricordano le faide "di mafia" e il modo in cui l'ha rappresentata con un 'innesto' di armi antiche e modernità a sottolineare quanto la vicenda sia ancora attuale e riguardi la gestione del potere, che sia quella di un regno, di un ufficio o di un consiglio di amministrazione di una multinazionale che si riunisce in un grattacielo.
    I detenuti hanno fatto domande, anche provocatorie, e hanno parlato dell'importanza del teatro per loro chiedendo anche se c'era la possibilità di attivare un laboratorio teatrale.
    "Li ho trovati molto attenti - ha poi raccontato Livermore che quando frequentava il Conservatorio a Torino faceva l'educatore nel carcere minorile Ferrante Aporti collaborando con la cooperativa Esserci - Il teatro pubblico è di tutti. Sono persone che fanno parte della nostra società, che si deve prendere cura di tutti". (ANSA).
   

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