Laura Pausini, la nomination è per mio padre

"Vittoria? Proviamoci, al massimo non cambia nulla"

Piange, Laura. Senza freni. Lacrime di felicità, per uno dei riconoscimenti più importanti per chi fa il suo mestiere, ma anche di stress emotivo, per una situazione che da un anno mette chiunque a dura prova. Piange, Laura e dà sfogo - in conferenza stampa su Zoom - alle emozioni delle ultime 24 ore, dopo la nomination conquistata agli Oscar per Io Sì (Seen) come miglior canzone originale per il film La vita davanti a sé di Edoardo Ponti con Sophia Loren, arrivata 15 giorni dopo la vittoria ai Golden Globes (il brano è nato dalla collaborazione con la compositrice statunitense Diane Warren, alla dodicesima nomination, con la music supervisor Bonnie Greenberg e, per il testo italiano, con Niccolò Agliardi).

"Questa gioia che sto vivendo è così contrastante con le difficoltà che stiamo vivendo in questo periodo - dice Laura Pausini, collegata dalla sua casa romana, mentre sorseggia una bevanda drenante ("mi devo mettere in forma") -. Spero possa essere un regalo per gli italiani, anche per chi non mi segue. E' un riconoscimento che va oltre il mio nome. Per me è un onore da italiana portare l'Italia agli Oscar. Farò il meglio per rendervi orgogliosi". Spontanea, senza filtri ("ho detto solo una parolaccia oggi"), l'artista romagnola - già vincitrice in passato di un Grammy Award (2006) e di quattro Latin Grammy Awards (2005, 2007, 2009, 2018) - rivendica di essere sempre se stessa, nonostante i premi e i riconoscimenti, "con le stesse ansie, le stesse paure, lo stesso modo di gioire", da quel febbraio di 28 anni quando vinse il festival di Sanremo e la sua vita cambiò. "Da allora continuo a chiedermi: perché io? Perché a me? Ma non mi sono mai accontentata, rimboccandomi le maniche e lavorando duro. A lungo ho pensato fosse fortuna, ma non si può avere fortuna per 28 anni di fila. Tempo fa sono andata anche da uno psicologo perché mi sentivo in colpa per il successo, alla fine ho capito che è la mia voce a unire. Ma la paura di sentirmi speciale rimane. O piango sempre o mi sento una merda: vi posso piacere o no, ma sono così".

"Ciò che sento - continua ancora -, e che ho sentito anche con il Golden Globe, è talmente più grande di quello che ho sognato nella mia vita, che non so come affrontarlo. Mi sento così piccola, ma è mio dovere non arrendermi. Sono molto impaurita: eppure tutti i traguardi raggiunti mi hanno dato la voglia di spingere sul mio acceleratore interno per vedere se mi merito davvero quello che ho". Ad aiutarla, sempre il pensiero di quel pianobar dove cominciò a muovere i primi passi insieme a suo padre, cantante e musicista anche con Casadei ("e Raoul è nei nostri cuori"). "E' lì che torno. Nella vita volevo cantare e questo per me significava fare pianobar. Ora è la stessa cosa, solo con più visibilità, più soldi". Ed è per questo che dedica la nomination proprio a suo padre, la stessa che farà se dovesse vincere. "Il discorso l'ho già scritto - svela -. Lui non mi ha mai spinto a cantare, ha aspettato che la richiesta arrivasse da me. L'unica cosa che mi ha sempre detto è che i miei sogni erano troppo piccoli: ma chi si immaginava di andare a Sanremo da Solarolo? Il termine di paragone rimane sempre il festival: tutto è partito da lì ed è il palco che mi emoziona sempre di più, per me è tutto. Sono più tranquilla a parlare con Beyoncè che con Pippo Baudo".

Un pensiero alla vittoria a Los Angeles non nega di farlo. "Davanti a una nomination ho sempre fatto lavoro di autoconvincimento che non avrei vinto per non rimanerci male, ma stavolta se non vinco mi rompe un po'. A questo punto proviamoci e se non va, rimane tutto com'è, non cambia nulla", dice cercando inutilmente di essere serafica, anche perché "se vinco non c'è un altro premio, bisogna che ce lo inventiamo noi". "Vorrei portarvi tutti lì con me, per stringermi la mano: più che mai mi sento bisognosa di energia e positività".

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