Malika, così supero la prima crisi esistenziale

A Sanremo con Ti piaci così, primo capitolo del disco Malifesto

"C'è voluta una pandemia per spingermi a tornare a Sanremo". Erano sei anni che Malika Ayane mancava dal palco dell'Ariston. Ci torna, per la quinta volta, nell'annus horribilis, quello funestato dal covid-19, con il brano Ti piaci così, (Sugar Music), scritto e composto in collaborazione con Pacifico, Rocco Rampino e Alessandra Flora. Un pezzo emozionale, che trasmette sensazioni più che seguire il filo di un racconto.

"La considero una sorta di opera astratta, dove le parole servono più come didascalia che non con un significato specifico. Per affrontare i drammi della vita senza lasciarci trascinare via". Perché, spiega ancora Malika, "tutti abbiamo bisogno di essere accarezzati nell'animo. Finora c'eravamo concentrati sul benessere materiale e ora fa paura riconoscersi fragili". Ti piaci così sembra racchiudere il senso di ciò che stiamo vivendo oggi, ma "in realtà la canzone è stata scritta un anno fa, appena alla vigilia di ciò che è stato - racconta l'artista, voce inconfondibile del cantautorato elegante e raffinato -, ma assume un senso a posteriori. In parte è legato anche a una mia riflessione personale: a 36 anni mi sono interrogata sul tempo che passa, anche per me. La mia prima crisi di mezza età. Ho realizzato di aver passato troppo tempo a essere gentile per forza, a non deludere le aspettative degli altri. Per rendermi conto che giudicarsi severamente non ha senso, ma neanche accettarsi a prescindere. Bisogna invece riconoscersi in quello che si è". Il brano è anche il primo capitolo del prossimo album in uscita in primavera, dal titolo Malifesto, in cui - già dal titolo - promette di essere sincera.

Per la serata delle cover del giovedì al festival, Malika - che ha conquistato in più occasioni il Premio della Critica Mia Martini - ha scelto "Insieme a te non ci sto più" il brano di Paolo Conte portato al successo da Caterina Caselli. "Un omaggio a entrambi, il primo mi ha tenuto a battesimo, la seconda mi ha voluta in Sugar, l'etichetta che pubblica i miei dischi. Un cerchio che si chiude. E volevo anche dimostrare come non solo chi scrive ma anche chi interpreta può determinare il successo di un brano". La sua partecipazione è anche un'attestazione importante di come il festival andava fatto, "per tutti quelli che ci lavorano", anche senza il pubblico in sala. "Non ho proprio idea di che effetto mi farà. Se lo vivrò come un soundcheck e dunque con grande tranquillità oppure con grande tensione. Però sono convinta che l'umanità e l'affettuosità tra noi aiuterà a compensare". Sottolinea di sentirsi onorata di essere tra i ventisei Big, lei una delle veterane, in un cast molto giovane. "Non mi preoccupa il confronto, Ognuno porta se stesso, il suo percorso e la sua visione dell'arte: non è importante il numero di presenze, ma LA presenza. Più del solito questo festival rappresenta il panorama musicale italiano".

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