Colapesce Dimartino, a Sanremo per i nostri 10 anni

In gara con Musica Leggerissima, "per parlare di depressione"

Colapesce Dimartino: difficile immaginare un connubio artistico meglio riuscito negli ultimi anni nel panorama della musica italiana. Due cantautori, entrambi siciliani, due carriere soliste che procedevano spedite su binari paralleli (come quello della scrittura anche per altri), due modi di fare musica che hanno incrociato i loro destini più volte fino a quando l'anno scorso le strade sono diventate convergenti per unirsi nello stesso percorso. Con la "scusa" di festeggiare insieme i rispettivi 10 anni di carriera hanno pubblicato l'album I Mortali, scritto a quattro mani (di cui ora uscirà un repack con dieci nuove tracce). Un disco che ha avuto un effetto moltiplicatore sulla loro arte e un successo di pubblico e critica che forse non si aspettavano neppure loro e che li ha catapultati direttamente sul palco dell'Ariston, con il brano Musica Leggerissima. "Un bel modo di celebrare i nostri 10 anni, no? Poi... dai, dobbiamo pagare il mutuo", scherzano i due artisti, che dopo l'ascolto riservato agli addetti ai lavori hanno visto le loro quotazioni schizzare in alto, molto in alto.
E hanno reagito nel loro modo scanzonato: "Ehm, quando abbiamo saputo che il pezzo stava piacendo, abbiamo cominciato a fare qualche gesto scaramantico. In fondo neanche noi avremmo mai scommesso su Colapesce Dimartino". Ma non possono nascondere la soddisfazione: "l'apprezzamento ricevuto ci dà forza. Musica Leggerissima è un pezzo che ci rappresenta, non un pezzo scritto per...".
Che a Sanremo arrivino con il giusto disincanto, lo hanno dimostrato anche nei giorni scorsi con la pubblicazione sui social di un cortometraggio ironico (e nel cassetto è pronto anche un soggetto per un film "perché abbiamo tante cose da dire, anche in altre forme") di cui sono i protagonisti tra deep web, poteri occulti e il furto a casa di Diodato del premio vinto giusto un anno fa. Ma quel premio lo vorrebbero davvero sullo scaffale? "No, no, per carità. Sarebbe solo fonte di problemi: siamo in due, poi chi lo tiene? A meno che non ce ne diano uno a testa...". Battute a parte, Lorenzo e Antonio (i rispettivi nomi all'anagrafe) hanno le carte in regola per fare bene e per farsi conoscere dal grande pubblico. Il pezzo - scritto dai due cantautori e prodotto da Federico Nardelli e Giordano Colombo - funziona, tra echi battistiani, testo mai banale e una melodia accattivante, sintesi riuscita della poetica di entrambi, tra cantautorato e suoni contemporanei. "Cantiamo il potere della musica di salvarti dai momenti difficili - spiegano -. Il brano parla anche di depressione, dei buchi neri che sono a un passo da noi". Un problema che negli ultimi mesi, causa anche la pandemia, è cresciuto esponenzialmente. "E pensare che ci eravamo vietati di parlare del lockdown. Eppure, alla fine qualcosa c'è finito. Tanti nostri amici sono caduti in depressione per essersi dovuti fermare. Ecco, la canzone parla dei vinti, dei sopraffatti: è un inno alle persone più deboli".
E non si può non pensare alle tante maestranze del mondo dello spettacolo bloccate ormai da un anno. "Ci vorranno anni per ricreare il tessuto che si era creato, tra locali chiusi che forse non riapriranno, professionisti che si sono dovuti riciclare in altro: ci sono stati errori di valutazione gravi da chi ha preso le decisioni a livello governativo". E non sarà un caso che per la serata delle cover hanno scelto Povera Patria di Franco Battiato. Loro conterraneo. "Ma lo abbiamo scelto a prescindere, il suo lavoro è universale. E il brano in questo momento storico risuona ancora più forte, senza quella retorica che spesso è protagonista al festival". Che quest'anno non è stato esente da polemiche. "Ma andava fatto, la musica va avanti - concordano Colapesce e Dimartino -. Sanremo può diventare un precedente per dimostrare che gli spettacoli si possono fare: i teatri sono luoghi sicuri e vanno riaperti".
   

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