Cristiano Godano, dai Marlene Kuntz a un disco tutto mio

Il 26 giugno esce "Mi ero perso il cuore", tra ballate e folk

"Mai dare o avere dei punti fermi nella vita. E' bello sparigliare le carte". Seguendo questo principio Cristiano Godano, frontman da più di 30 anni dei Marlene Kuntz (festeggiati l'anno scorso con un tour), si è dedicato al suo primo disco solista, Mi ero il perso il cuore, in uscita il 26 giugno (Ala Bianca). "Ma nessuna crisi con la band - avverte subito il musicista -, anzi spero che dopo una pausa che dura da tre anni torneremo presto in studio".
Un progetto che poco ha a che vedere con le sonorità da alternative rock alle quali il gruppo piemontese ha abituato il suo pubblico ("ma non per questo non può apprezzarlo, come può apprezzarlo anche chi non è dentro al mondo Marlene"). Godano, piuttosto, è andato alla ricerca di atmosfere più intime e prettamente acustiche, con 13 brani (più una bonus track nella versione in vinile) che appartengono al mondo delle ballate, del folk e del country. "Fascinazioni che albergano in me da sempre, ma l'obiettivo non era un'operazione retrograda o vintage - sottolinea Godano -. Piuttosto cercavo sonorità senza tempo". E per questo, forse, si sentono gli echi di Leonard Cohen e, in Com'è possibile, c'è la citazione di Blowin' in the Wind, canzone simbolo di Bob Dylan. "Un incedere rasserenante su un testo inquieto, nel quale volevo raccontare il mio sentimento di timore per le pieghe che sta prendendo il mondo, dai cambiamenti climatici, alle problematiche sociopolitiche fino alle derive sovraniste che mi impauriscono".
La decisione di realizzare un disco solista è arrivata con la necessità di esprimere l'esatta definizione di ciò che si è. "In una band vige la democrazia e si trovano compromessi tra le varie anime dei componenti. Ma prima di essere un amante del post-punk, il mio idolo rock era Neil Young, nella sua dimensione acustica. Così circa tre anni fa ho cominciato a comporre brani che sapevo non avrei portato in sala con i Marlene - sarebbe stata una forzatura -, ballate intense con una forte componente melodica", racconta ancora Godano, che da quasi una decina d'anni porta in scena spettacoli di musica e parole "e ho cominciato a prenderci gusto, a stare sul palco da solo".
Il disco era pronto già prima del lockdown ("io faccio parte di quegli artisti la cui vena creativa si è fermata con il resto del mondo"), ma esce ora "in contemporanea con un desiderio e una richiesta di delicatezza e di poesia che mi sembra arrivare dal pubblico".
Tra le pieghe, neanche troppo nascoste, di "Mi ero perso il cuore" c'è quello che l'artista di Fossano definisce "il coraggio della paura", la capacità che non appartiene a tutti di mettere a nudo la parte più vulnerabile di noi stessi, anche quella dominata dai demoni della mente. "E il titolo fa riferimento a questo, alla possibilità di ritrovarsi, di uscire dall'impantanamento dei pensieri ossessivi, tornando al cuore, ovvero alla parte più istintiva non filtrata dal raziocinio". Anche lo stesso artista ammette di aver fatto fatica a districarsi nei percorsi più bui della mente. "Ma la musica mi ha aiutati a conoscermi meglio, con le mie consapevolezze".
In tempi "normali", non condizionati dalle regole imposte per il coronavirus, sarebbe stato consuetudine portare in giro il disco, parlarne e farlo ascoltare. "Spero possa accadere comunque. Non è un album che ha bisogno di folle accalcate come per il rock, sarebbe bello anche suonarlo in un bosco, in una versione molto primitiva".
Un disco che segna un passaggio importante nella carriera del cantante, un'esperienza che porterà con sé anche nel futuro della band. "Potrebbe essere l'occasione per ripartire da zero, senza dare tutto per scontato, per sparigliare ancora una volta le carte".

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