Pfm, all'Ariston con Verdi e banda Esercito

Di Cioccio, un ponte ideale tra mondi distinti ma non distanti

   Il Nabucco secondo la Pfm, con una delegazione della banda dell'Esercito Italiano. La musica classica e il simbolo del progressive rock. L'insolito mix è una delle sorprese della finale di Sanremo, ma non c'è da stupirsi più di tanto: "La nostra sfida è gettare sempre il cuore oltre l'ostacolo: è questa la cosa bella, il nostro modo di affrontare la musica", dice Franz Di Cioccio incontrando i giornalisti all'Ariston. "Siamo musicisti, ma vogliamo anche essere divulgatori, creare un ponte ideale tra due mondi distinti ma non distanti".
    Reduce dal successo di 'PFM In Classic - Da Mozart a Celebration', un viaggio all'interno della musica nella sua totalità, nei classici dei grandi maestri, la band ricorda come l'idea sia nata per caso, dopo l'esecuzione di un'ouverture del Nabucco vicino a Roncole di Busseto, paese natale di Verdi: "Pensavamo di trovare tutti i verdiani pronti a impallinarci - confessa Di Cioccio - e invece è stato un grandissimo successo, ci ha dato il la, ci ha convinto che era il momento di abbracciare la musica classica che è stata sempre la nostra fonte di ispirazione, prima di iniziare l'avventura del progressive, del rock, del jazz, del funky".
    Il legame con la banda dell'Esercito nasce da due elementi: "Il Nabucco - spiegano - ha una grande tradizione bandistica, cuore pulsante di tante musicalità che hanno fatto crescere questo Paese. E poi un militare ha visto il nostro concerto al Brancaccio di Roma e ne è rimasto colpito: di qui l'idea di allargare il progetto. Per questo la banda dell'esercito, che è un'orchestra di primo livello, sarà sul palco con noi e condividerà l'esecuzione con l'Orchestra del festival diretta dal maestro Pinuccio Pirazzoli".
    La performance si collega idealmente alle commemorazioni per il centenario della Grande Guerra: "Mi ha molto colpito il libro 'La guerra dei nostri nonni' di Cazzullo", racconta Di Cioccio.
    "Mi ha ricordato chi erano, di quale forza morale furono capaci, quale patrimonio ci hanno lasciato: il miglior modo per onorarli - conclude - è dire loro un sentito grazie con le note del Nabucco, che ha dentro questo afflato di rivalsa". (ANSA).
   

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