Mariangela Gualtieri, la poesia dei D'Innocenzo è leggerezza

Protagonisti di uno speciale incontro al Festivaletteratura

MANTOVA - Registi, poeti, fotografi. I fratelli Fabio e Damiano D'Innocenzo, vincitori dell'Orso d'argento 2020 per la miglior sceneggiatura con Favolacce, dopo essere stati i registi rivelazione del Festival di Berlino 2018 con La Terra dell'Abbastanza, autori del libro di fotografie 'Farmacia notturna' (Contrasto) e della raccolta poetica 'Mia madre è un'arma' (La nave di Teseo), arrivano al Festivaletteratura di Mantova. E sono protagonisti di un atteso incontro con Mariangela Gualtieri, la grande poetessa che riempie i teatri recitando i suoi versi, che diventa una intervista a tre voci.

"Fabio e Damiano D'Innocenzo appartengono a quella categoria di artisti che sono sempre esordienti. Sperimentano ogni volta un territorio ignoto ed è questo a renderli sempre esordienti. Anche il mio lavoro in teatro è così. Ogni volta c'è il tremore, la paura della prima volta" dice Mariangela Gualtieri, che lunedì 14 settembre sarà per la Biennale di Venezia al Teatro Goldoni, alle 16.00, con un monologo sull'amore. "Quasi una preghiera, una chiamata all'amore. E' nato in un periodo in cui non scrivevo, non mi preoccupavo di scrivere e una mattina così, per bisogno di buttare fuori queste parole, si è composta questa piccola sinfonia amorosa che mi è sembrata perfetta per chiudere questa apertura di Biennale, in un momento così tragico per il teatro - e per tutti - che ha ricevuto una bastonata terribile dalla pandemia" dice all'ANSA la Gualtieri della quale è da poco uscito il libro di poesie 'Quando non morivo' (Einaudi) di cui ha fatto una prima lettura al Festivaletteratura di Mantova.

"C'è un grande desiderio di consonanza con tutto quello che non è umano e che stiamo massacrando, con il quale abbiamo rotto l'alleanza" spiega la Gualtieri che vuole lasciare spazio ai F.lli D'Innocenzo al Chiostro del Museo Diocesano con 100 persone, il numero massimo che può ospitare in tempo di Covid 19 , mentre prima si poteva arrivare a 300 presenze.

"Noi essendo gemelli abbiamo vissuto due infanzie contemporaneamente. Siamo legatissimi a quegli anni e ce li ricordiamo perfettamente. Se non avessimo avuto la fortuna di realizzare Favolacce a 30 anni, anche a 50 credo che avremmo avuto la lucidità di ricordarci di quanto sia difficile stare al mondo. Osservare il comportamento degli esseri umani è stata fin da subito la nostra fonte di interesse" dicono i Fratelli D'Innocenzo.

"I genitori oggi hanno quasi l'ansia da prestazione e temono che i bambini si annoino, mentre la noia è un sentimento estremamente rigenerante" sottolineano Fabio e Damiano. E raccontano: "Quando eravamo ragazzi il nostro punto di riferimento era Raymond Carver. Lui ci ha insegnato quanto in realtà il nulla sia incredibilmente narrativo". Come poeti i punti di riferimento dei fratelli D'Innocenzo sono, oltre alla Gualtieri, Milo De Angelis e Giovanna Sicari. "E' Milo che mi ha tenuta a battesimo. E' un grande maestro e un grande amico" dice la poetessa che in realtà preferisce venir chiamata poeta. E aggiunge: "Per me è stato molto bello e rinfrescante leggere la vostra poesia, come farsi un bagno e pulirsi di peso, di polvere. Ogni tanto torno a leggermela per tenermi leggera. E' abbastanza lontana da me come modo però necessaria, mi ci trovo bene dentro. Sento che è terapeutica, quasi".

"Anche per noi è stata una terapia, una medicina. Siamo riusciti a disinnescare quella paura di scrivere poesie quando ci siamo accorti che non eravamo interessati alla bellezza della parola o del verso, ma alla possibilità straordinaria che ha la poesia di reiterare continuamente domande sulla vita. Il poeta per noi deve essere sorpreso da quello che scrive" dicono i fratelli D'Innocenzo e aggiungono: "Di questo primo volume di versi abbiamo venduto 195 copie. Un nuovo libro di poesia è altamente sconsigliato, ma vorremmo scrivere per tenerci le poesie fra noi e mandarcele" dicono rivolgendosi alla Gualtieri.

"Ma tu come scrivi?" le chiedono i D'Innocenzo. "E' una specie di urgenza , come se dovessi fare un parto e quindi mi trovo un posticino dove sono sola e sicura di non essere interrotta da nessuno e mi sgravo di questo fardello di parole che si sono accumulate in me e che vogliono uscire". "Le nostre sono poesie non rifinite, tu correggi?" dicono Fabio e Damiano.

"Quando scrivo qualcosa lo lascio depositare. A volte dopo una settimana si sgonfia tutto, a volte resta. Allora registro e pronunciando e riascoltando le parole so esattamente che cosa non va bene e in genere tolgo" spiega la poetessa ai Fratelli D'Innocenzo che anche per le foto, come per il cinema e la poesia seguono il principio di doversi "stupire del mondo". 

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