Jhumpa Lahiri traduce in inglese il suo 'Dove mi trovo'

Per Knopf è la prima volta, un autore che traduce se stesso

NEW YORK - Jhumpa Lahiri traduce in inglese il suo "Dove mi trovo": tre anni dopo il debutto da Guanda, il primo romanzo scritto in italiano dalla premio Pulitzer per "L'Interprete dei Malanni" sta per uscire da Knopf col titolo "Whereabouts". E' la prima volta che la casa editrice americana pubblica un libro tradotto dal suo autore, afferma oggi il "New York Times". Lahiri, che nel 2015 è stata chiamata a Princeton dove dirige il programma di scrittura creativa dell'università, ha cominciato a scrivere in italiano dopo essersi trasferita nel 2012 con marito e figli a Roma: una lunga immersione nella vita e nella cultura del Paese da cui sono usciti altri due libri scritti direttamente in italiano: "In altre parole" del 2015 e il "Il vestito dei libri", nato come conferenza stesso anno al Festival degli Scrittori di Firenze.

Per far uscire "In altre parole" in inglese nel 2016, Lahiri si era affidata a Ann Goldstein, la traduttrice della quadrilogia napoletana di Elena Ferrante, nel timore che tradurre il proprio lavoro avrebbe potuto contaminare il suo italiano, scrive il "New York Times", mentre "il Vestito dei Libri" è stato tradotto dal marito, Alberto Vourvoulias-Bush.

Per "Dove mi trovo", la scrittrice aveva inizialmente coinvolto Frederika Randall, una traduttrice americana che ha vissuto a Roma per decenni prima di morire l'anno scorso a 71 anni, pensando che avrebbe collaborato con lei nella fase finale del lavoro. Ma una volta riviste le prime bozze della Randall, Lahiri ha pensato che "il libro poteva esistere in in inglese", che lei avrebbe potuto tradurlo, riporta il "New York Times". La scrittrice ha cominciato scrivere "Dove mi trovo" nel 2015, quando ancora viveva a Roma, ma già sapeva che sarebbe dovuta rientrare negli Stati Uniti. "Ho scritto la maggior parte del libro tornando a Roma durante i primi tre anni di insegnamento a Princeton", ha spiegato al "New Yorker": "Ogni volta che tornavo per i 'break' o durante le vacanze estive il libro cresceva, ma avevo sempre nel retropensiero la partenza, la consapevolezza che stavo facendo avanti e indietro. Penso che questo contribuisca all'oscillazione del libro". "Tradurre per me è come una metamorfosi. Una radicale ri-creazione dell'opera, perché' stai ricreando il linguaggio che permetterà all'opera di rinascere", ha detto la scrittrice al "New York Times". L'edizione inglese di "Dove mi trovo" non è d'altra parte la prima traduzione che la Lahiri ha all'attivo, dopo i due romanzi di Domenico Starnone con un terzo in dirittura d'arrivo per l'autunno. La scrittrice, che sta lavorando alla sua prima raccolta di poesie (anche questa direttamente in italiano), ha poi raccolto e contribuito a tradurre una antologia di racconti italiani, "The Penguin Book of Italian Short Stories" (in Italia è uscito con Guanda), per la metà inediti in inglese.

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