Casanova e l'ossessione della ... collezione

Monumentale opera sull'intera Collezione Bignami

 GIUSEPPE BIGNAMI, CASANOVA E IL MIO TEMPO. LA COLLEZIONE BIGNAMI (Libreria Antiquaria Drogheria 28 e Libreria Docet, pp.396, 120 euro). I casanovisti - cioè i collezionisti delle opere e degli oggetti appartenuti a Giacomo Casanova - sono essi stessi "un prodotto della geniale invenzione di Casanova, della sua capacità creativa e del suo mito". L'iperbole di Antonio Trampus, ordinario di Storia moderna a Ca' Foscari e profondo conoscitore del Veneziano, è forte ed efficace. E soprattutto è fondata. Il riferimento è infatti anche a Giuseppe Bignami, da quarant'anni impegnato in una febbrile ricerca di tutto ciò che riguarda Casanova, animato da una irrequietezza che lo fa somigliare - in un ambito diverso - al suo eroe. Tale la perenne agitazione da pubblicare all'età di 73 anni, un monumentale ed elegante volume che descrive pezzo per pezzo la (sua) 'collezione Bignami', dal titolo "Casanova e il mio tempo" (con le foto di Mauro Davoli). Un libro che intreccia le vite del poliedrico avventuriero e del suo seguace.
    E' lo stesso Bignami, genovese di benestante famiglia, a confermare impietosamente quanto scrive Trampus nell'introduzione al libro, descrivendo la propria "esasperazione esistenziale" che lo porta a considerarsi "un inadeguato, un velleitario". E rincara la dose: "In famiglia mi si guarda, da sempre, come sorridendo si guarda un vero originale, un po' pericoloso, tacitamente commiserabile".
    D'altronde, non è comune scongiurare per oltre dieci anni qualcuno a vendere un quadro, nella fattispecie il celebre dipinto di Casanova di Francesco Maria Narice. Scongiurare, insistere fino a riuscirci e indebitarsi pur di soddisfare le (quasi crudeli) condizioni imposte dal proprietario. "Voglio dare una traccia fisica alla mia ossessione" spiega oggi la ragione per cui ha pubblicato questo libro.
    Dunque, Bignami è egli stesso un protagonista. Così come prima di lui lo furono il francese Joseph Pollio (autore di un'opera pubblicata nel 1926) e l'ambasciatore James Rives Childs (1893-1987), il più grande casanovista del mondo, autore di un insuperato catalogo di prime edizioni di Casanova che ora dovrebbe essere custodito alla Virginia University. E poi come lo sono anche Evan George Mackenzie per Dante, Gianfranco Acchiappati per Foscolo, Giampiero Mughini e Pablo Echaurren per il futurismo, come indica il docente Marco Menato nell'introduzione.
    Casanovisti o no, i collezionisti riconoscono uno negli altri la stessa inquietudine: Bignami raccoglie il testimone dal conte padovano Bruno Brunelli Bonetti dal quale acquisì nel 1982 la massima parte della collezione casanoviana. Diventando di lui naturale erede. Il collezionare dev'essere una attività cieca: Bignami lo fa anche con i mezzari genovesi (i mantelli con il quale in Oriente si avvolgevano le donne).
    E lui, Casanova (1725-1798)? Certamente non fu un uomo comune e la fama di don Giovanni è un abito di misura troppo piccola.
    Camaleontico, misterioso, avventuriero, scrittore, poeta, diplomatico, filosofo e agente segreto della Serenissima, conosceva a memoria Ariosto e Orazio. Fu uomo affamato di conoscenza, letteraria e scientifica, con prodigiose capacità di assimilare quanto gli capitava tra le mani, abilissimo nel sopravvivere tra una corte e l'altra, oppure a vivere scrivendo, anche sotto falso nome. Jacob Casanova von Seingalt (titolo che si auto assegnato) o Eupolemo Pantaxeno o tutti gli altri pseudonimi che utilizzò, fu autore anche di un libello contro Voltaire dopo la conoscenza e lo scontro in Svizzera (luglio 1760) nel castello di Ferney del filosofo francese. (ANSA).
   

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