In cerca di fortuna, italiani popolo di migranti

Con Internazionale migrazione italiana vista dalla stampa estera

 AA.VV. IN CERCA DI FORTUNA. L'EMIGRAZIONE ITALIANA DALL'OTTOCENTO A OGGI SULLA STAMPA DI TUTTO IL MONDO (Internazionale, pp.192, 14 euro). Le valigie di cartone degli italiani non ci sono più, i viaggi sono più agevoli e ora sono gli smartphone a scaldare il cuore nei giorni lunghi della lontananza dagli affetti sostituendo le vecchie fotografie in bianco e nero, custodite nelle tasche.
    Probabilmente però, oggi come ieri, restano gli stessi lo spirito e gli sguardi di chi lascia il Belpaese per costruirsi un futuro migliore ma anche le reazioni di chi accoglie questi migranti in casa propria, così come non sono cambiati le tensioni, i pregiudizi, le opportunità e la grande complessità che un fenomeno globale come l'emigrazione provoca a prescindere dalle epoche. È quanto emerge nel nuovo Extra, il libro-rivista del settimanale Internazionale, dal titolo "In cerca di fortuna.
    L'emigrazione italiana dall'ottocento a oggi sulla stampa di tutto il mondo", in edicola e in libreria dall'11 novembre. A cura di Andrea Pipino e Daniele Cassandro, il volume analizza e documenta i flussi migratori di milioni di italiani dal punto di vista dei principali giornali e riviste dei paesi di destinazione - Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia, Canada, Venezuela, Francia, Svizzera, Germania, Belgio e Regno Unito. L'arco temporale è quindi ampio, ben 150 anni di storia, in cui si identificano quattro stagioni migratorie - dalla fine dell'Ottocento fino alla prima decade del Novecento, il periodo tra le due guerre, e poi dalla fine della seconda Guerra Mondiale agli inizi degli anni '70, fino agli anni Duemila arrivando a oggi - che hanno visto l'esodo di 20 milioni di nostri connazionali.
    Corredato da splendide fotografie che ritraggono gli italoamericani di New York, il libro offre un ventaglio di riflessioni di cui è impossibile non cogliere l'attualità. Nei reportage e negli articoli della stampa, in quelli dell'Ottocento così come in quelli del Novecento o di oggi, emergono pressoché le stesse tematiche, frutto dello sguardo di chi accoglie lo "straniero" italiano: segno evidente che il fenomeno migratorio porta con sé un groviglio di implicazioni che di fondo mantiene i medesimi elementi. Di certo appare il tema della discriminazione, degli abusi e della povertà con cui si sono scontrati gli italiani "in cerca di fortuna" all'estero, ma nel lavoro dei cronisti analizzato nel libro l'accento si pone anche su altro. Dall'incontro scontro tra culture diverse non emerge infatti solo il disprezzo di chi ritiene il proprio Paese "invaso", ma ci sono anche curiosità, voglia di comprendere, impegno a proporre soluzioni per una convivenza pacifica e al tempo stesso proficua. Se alla fine dell'Ottocento nella Little Italy di Chicago l'articolo del Chicago Tribune racconta di "odori nauseabondi", "topaie" e di italiani inspiegabilmente felici nonostante la sporcizia e il rischio di colera per tutta la città, nello stesso periodo J.H. Senner del North American Review ribadisce la necessità di non arginare l'arrivo degli italiani e analizza le motivazioni (con numeri e dettagli) che hanno portato all'esodo massiccio dall'Italia, proponendo di valorizzare la manodopera, di puntare sull'alfabetizzazione di adulti e bambini, di non separare le famiglie. E ancora, se un articolo uscito sul tedesco Der Spiegel nel 1964 spiega il flusso migratorio italiano in Germania illustrando abitudini, pregi e difetti dei lavoratori italiani (con non pochi pregiudizi), nel febbraio 2020 il quotidiano Folha de Valinhos fa luce su quanto gli italiani abbiano dato "con determinazione e audacia" un importante contributo allo sviluppo economico e sociale del Brasile.
    A impreziosire l'ultima sezione del libro, anche la graphic novel di Hervé Baruléa, in arte Baru, inedita in Italia e dedicata al massacro di Aigues-Mortes, in Francia, del 1893.
    (ANSA).
   

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