Marietti 1820, Fofi e la Disobbedienza come proposta

Salta tappa campana di Parole in viaggio. Il testo in anteprima

Dire "no, non accetto" il mondo così come mi si presenta. Opporsi al potere così come ha saputo imporsi. In una parola "disobbedire", come proposta politica.
    Proprio alla "Disobbedienza" era dedicata la tappa a Napoli di "Parole in viaggio", l'iniziativa organizzata da Marietti 1820 per celebrare i duecento anni della casa editrice, prevista per domani, lunedì 20 aprile, al Teatro della Casa Regina Mundi di Melito e annullata per le disposizioni per l'emergenza Coronavirus.
    Il viaggio in Italia di Marietti 1820 coinvolge nove città italiane (a ognuna è associata una parola), proponendo undici lezioni, uno spettacolo e una mostra di libri e documenti (il programma dettagliato, che si avvale della collaborazione di Bper banca, Emme promozione, Edimill e Tuna bites, è sul sito www.mariettieditore.it/bicentenario). Incentrata appunto sulla parola "Disobbedienza", la tappa campana era affidata a Goffredo Fofi, saggista, critico cinematografico e letterario, fondatore e direttore di riviste, tra cui Linea d'Ombra e Gli asini.
    Autore di numerose pubblicazioni, Fofi ha partecipato a esperienze di intervento sociale ed educativo dalla metà degli anni Cinquanta a oggi. Collabora con Internazionale, Avvenire e Il Sole 24 Ore. Per Marietti 1820 ha curato la nota di lettura a una nuova traduzione del libro "La disobbedienza civile" di Henry David Thoreau. In anteprima per l'ANSA, ecco un suo testo dedicato al tema della disobbedienza.
    DISOBBEDIENZA di Goffredo Fofi Anche la disobbedienza civile può diventare l'occasione di disquisizioni accademiche e salottiere, come purtroppo sta avvenendo nel nostro paese inflazionato da intellettuali parolai, da radical-chic (per la verità per niente radicali e neanche davvero chic) che hanno letto La società dello spettacolo di Guy Debord solo per imparar meglio a starci vantaggiosamente dentro.
    Come in genere avviene quando si parla di questo tema, potremmo partire da Antigone e da Creonte, avendo ben presenti anche le ragioni di Creonte, al livello più alto quelle di una convivenza regolata da leggi, se accolte da tutti e non imposte dai pochi sui tutti.
    La sfida di Antigone è stata in definitiva la sfida di tanti ribelli, non solo i non violenti, che hanno saputo dire di no a leggi che consideravano ingiuste, ma un "no" di fatti e non solo di parole. Più radicale di tutte, quella di Gesù che, quando Satana gli offre tutte le meraviglie del mondo, dice di no e lo caccia, affrontando coscientemente un destino che lo pone fuori della legge e della norma correnti fino al sacrificio finale.
    La storia si è ripetuta e si ripete, e se continuamente e ossessivamente è il male a vincere, poiché la Creazione, diceva Anna Maria Ortese sapendo in definitiva di ripetere quel che tanti profeti hanno detto, è imperfetta, è allora compito e fine dell'uomo metter mano a cambiarla, contribuire a migliorarla.
    È in definitiva questa la triste dialettica della Storia, dominata dai limiti e dai vizi, dall'imperfezione dell'uomo, e però modificata in uno scontro incessante con le ingiustizie del potere da quelli tra gli uomini che hanno saputo dire di no.
    Quando era indispensabile o era semplicemente necessario, vero.
    Oggi ancora, come sempre, c'è da qualche parte chi sa dire di no alle ingiustizie dei potenti e all'ipocrisia delle leggi, e spesso in modi imprevedibili (per esempio la giovane Greta, sinora indomita come un'odierna Giovanna d'Arco). Ma "no" a chi? Al Male nelle sue concretizzazioni sociali, istituzionali, culturali; all'ingiustizia o all'approssimazione delle leggi; alla difesa degli interessi di parte e al ripudio di una solidarietà con la sua stessa specie.
    Dire "non accetto" il mondo così come mi si presenta, il potere così come ha saputo imporsi, la società come si è consolidata nelle disparità e nell'ingiustizia - quel "non ci sto", quel "mi rifiuto" di collaborare con ciò che considero ingiusto e cerco di fare quel che posso perché le leggi cambino, perché un potere nefasto sia abbattuto o condizionato, perché la solidarietà prevalga sull'egoismo, questo "no" è il gesto che impedisce alla storia di fermarsi. Di gesti di questo tipo, nel presente squallore italico, nel nostro collettivo conformismo, nella nostra generale approvazione, anche sottintesa, delle regole e dei modelli imposti dall'onnivoro capitalismo post-mutazione, ci sarebbe davvero bisogno.
    La disobbedienza civile che per primo Thoreau ha teorizzato in tempi moderni non è di per sé non violenta. Anche se la disobbedienza civile non violenta è il punto più alto che l'umanità abbia saputo proporre, da Gesù ad Antigone a Gandhi e a tanti di cui sappiamo il nome, e a tanti, ancora di più, di cui lo ignoriamo, nell'aspirazione a rendere il mondo un luogo di giustizia e di pace, di solidarietà tra gli umani e di "rispetto per la vita". Ma possiamo dire, senza esitare, che la disobbedienza civile è la condizione fondamentale per tenere in vita una democrazia reale, qui e ora. Non bastano libri, articoli, riviste, corsi e convegni, non è sufficiente non fare personalmente il male, occorre qualcosa di più, occorre che la disobbedienza civile venga praticata. È indispensabile oggi "perché il mondo continui", perché i tremendi poteri che ci opprimono o addormentano cessino di mettere in atto la loro forza distruttiva sugli uomini e sulla natura. La disobbedienza civile è la proposta politica fondamentale per questo presente che forse non avrà futuro, per far sì che si possa ancora sperare in un domani. (ANSA).
   

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