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'Una notte' di Calaciura, epopea degli sconfitti

La fascinazione del linguaggio diventa l'arma contro gli orrori

(ANSA) - PALERMO, 25 NOV - (GIOSUÈ CALACIURA, "UNA NOTTE", SELLERIO, PP. 205, 16 EURO).
    Comincia con il "Bambino buono" e finisce con "L'uomo cattivo".
    I dieci quadri che compongono il libro di Giosuè Calaciura, "Una Notte", si aggiungono alla mostra dei vinti, un'"antologica" che ripercorre l'itinerario dello scrittore palermitano, partito con il monologo del mafioso di "Malacarne" (1998), che sciorina l'orrore del suo passato e in qualche modo dichiara una sconfitta: "Non eravamo più niente, signor giudice", è il refrain che accompagna la confessione del protagonista davanti a un magistrato silente. E non è più niente l'umanità perduta che in quest'ultimo romanzo confluisce verso Betlemme dove al termine della notte nascerà Gesù, il re dei re che dovrà salvarli dalla condizione di reietti.
    Ma neanche quella miracolosa nascita ha alcunché di straordinario. L'evento seguiva un copione già scritto: Maria e Giuseppe, che non trovano un letto e un riparo, sono nulla di più che attori su un palcoscenico. Osti e albergatori che negano loro ospitalità, più avanti "avrebbero giustificato il loro rifiuto e gli altri a venire, opponendo la necessità del loro ruolo nella logica di quella sacra rappresentazione… Era solo cattiveria di scena", altrimenti "la profezia non avrebbe avuto seguito né successo".
    La purezza, raro antidoto ai mali del mondo, è tutta concentrata nei "bambini e altri animali", per rievocare il titolo di una felice raccolta di racconti pubblicata nove anni fa da Calaciura. Il bene risiede tutto nell'inconsapevolezza di sé, nel bambino scambiato, come accade a Gesù, che perduto tra i neonati viene raccolto a caso dalla madre nella folla dei lattanti, perché i piccoli sono tutti uguali e l'uno vale l'altro, e le donne "non seppero mai a chi di loro spettò il Bambino prezioso e tanto atteso… In quel sorteggio di neonati ogni madre prendeva a caso secondo simpatia il bambino più vicino e disponibile".
    Nel caos degli equivoci, tra ladri, fattucchiere, orfani, prostitute, usurai, violentatori, animali scannati con gratuita violenza ("il bue segue la trattativa tra gli affamati e il macellaio"), le vittime dividono con i carnefici l'insensatezza dello stare al mondo, ma anche la fascinazione della lingua dell'autore che, sgravata dalla zavorra dei concetti, si posa sui personaggi come una carezza.
    Il ritorno di Calaciura agli appunti della storia, dopo il recente "Io sono Gesù" del 2021, porta a spasso la contemporaneità in un'era lontana, come se la linea dell'evoluzione sentisse la nostalgia della spada e del sangue.
    (ANSA).
   

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