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Daniela Bianco e Filippo Cosmelli, Il tesoro invisibile

Nei depositi musei per svelare la più grande collezione nascosta

(di Marzia Apice) (ANSA) - ROMA, 12 GEN - DANIELA BIANCO/FILIPPO COSMELLI, IL TESORO INVISIBILE. VIAGGIO NELL'ARTE CUSTODITA NEI DEPOSITI DEI MUSEI ITALIANI (UTET, pp.208, 22 euro). La lettera su pergamena che condusse di fatto allo scisma di Enrico VIII, custodita nell'Archivio apostolico vaticano, con cui il re chiedeva al papa Clemente VII di annullare il matrimonio contratto con Caterina d'Aragona. Gli incredibili gioielli dell'antica Oplontis, completamente cancellata dell'eruzione del Vesuvio, custoditi in una cassaforte nei depositi della Casa di Bacco al parco archeologico di Pompei, e giunti a noi dal I secolo d.C..
    O ancora, due paia di calcagnini straordinariamente alti (44 e 52 centimetri), calzature eccentriche della metà del XV secolo capaci di trasformare chi le indossava in opere d'arte viventi, realizzate in cuoio traforato e legno, tuttora conservate nelle soffitte di Palazzo Mocenigo a Venezia. E' l'emozione della scoperta, come quando con una chiave si ha l'opportunità di schiudere un lucchetto o spalancare una porta per ammirare qualcosa di segreto e normalmente inaccessibile, a guidare il lavoro appassionato di Daniela Bianco e Filippo Cosmelli, architetta lei e storico dell'arte lui, dal 2006 impegnati a far conoscere le bellezze più nascoste e originali del nostro patrimonio storico-artistico. Fondatori di If Experience, società che offre esperienze esclusive legate al mondo dell'arte e del luxury leisure, i due professionisti, in coppia anche nella vita, hanno raccontato parte del proprio lavoro nelle pagine de "Il tesoro invisibile", libro edito da Utet nel quale svelano le incredibili ricchezze per lo più dimenticate che sono conservate nei depositi dei musei italiani. In una sorta di Grand Tour del tutto eccezionale, gli autori conducono il lettore in un viaggio sorprendente, ricchissimo di curiosità oltre che di dettagli e informazioni storiche, per condividere quella che probabilmente è la più grande collezione d'arte mai vista perché appunto celata dentro spazi in cui il tempo sembra essere sospeso, come archivi riservati, caveaux, depositi e soffitte. Da Roma a Venezia, da Taranto a Vicenza, da Pompei a Milano, sono 12 le tappe di questa esperienza "su carta" che permette di muoversi tra le epoche più diverse e che riflette quello che Bianco e Cosmelli fanno quotidianamente, ossia garantire lo stupore di un incontro ravvicinato con i tesori più invisibili dei luoghi di cultura. "Il progetto del libro è nato in piena pandemia, dopo l'esperienza del format Beauty in Storage realizzato per Vogue Italia nel quale abbiamo raccontato le opere in lockdown permanente dentro i depositi nei musei. Il nostro approccio non è assolutamente polemico nei confronti delle istituzioni perché sappiamo quanto sia difficile conservare il patrimonio artistico; crediamo però che sia importante combattere l'oblio, che è il peggiore dei vandali", spiega all'ANSA Filippo Cosmelli, "Nel libro abbiamo fatto una selezione estremamente personale, per dare visibilità a oggetti che non rientrano proprio tra quelli più celebrati nella storia dell'arte: sono in un certo senso figli minori, accanto ai quali comunque abbiamo lasciato anche grandi opere come l'Uomo vitruviano di Leonardo". Come si racconta la bellezza? "Dalla nostra esperienza abbiamo visto che tutti sono sensibili alla bellezza se la si racconta nel modo giusto", prosegue, "se c'è una spinta di curiosità ad andare oltre allora si è già nella predisposizione giusta. E poi è importante dare attenzione anche alla scenografia, tra porte e cassetti che si aprono e luci che si accendono, per costruire la giusta atmosfera". Nel vostro lavoro aprite luoghi inaccessibili e offrite esperienze su misura per i clienti: in molti sono diffidenti nei confronti di questo approccio alla cultura. "A volte alcune istituzioni hanno rifiutato di lavorare con noi dicendo che 'è meglio per nessuno che per pochi'. Eppure la chiave è diversificare il più possibile la fruizione culturale: va promosso il patrimonio diffuso, altrimenti tutti andranno sempre e solo al Colosseo e al Vaticano. Così si possono interessare molte più persone", afferma Daniela Bianco, "la barriera del privato che finanzia il patrimonio pubblico si è infranta da poco. Noi stessi siamo mecenati e siamo convinti che se dare soldi serve a conservare e a garantire più aperture dei luoghi di cultura allora ben venga". (ANSA).
   

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