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Libri: Il Monaco e l'Ebreo, albori dialogo interreligioso

A confronto due personaggi anticonformisti dell'Alto Medioevo

(ANSA) - ROMA, 11 GEN - DOMENICO CAMPANA, ''IL MONACO E L'EBREO-NELLA MAGNA GRECIA BIZANTINA AGLI ALBORI DELL'UMANESIMO' (CONSENSO PUBLISHING', PP 200, EURO 18).
    Parte dalla Calabria bizantina del Primo Millennio il dialogo interreligioso che ha come protagonista un monaco italo-greco, San Nilo, fondatore dell'Abbazia di Grottaferrata, ed un ebreo, filosofo, medico, Shabbathai Donnolo, scampato alle persecuzioni saracene ad Orio, in provincia di Brindisi e rifugiatosi a Rossano, patria di San Nilo, e ultima provincia bizantina dell'Italia dell'Alto Medioevo.
    I due personaggi ed il contesto culturale e religioso nel quale operano sono al centro del saggio di Domenico Campana, ''Il Monaco e l'Ebreo-Nella Magna Grecia bizantina agli albori dell'Umanesimo'', pubblicato dalla casa editrice Consenso publishing, dove l'autore spiega anche le ragioni secondo le quali l'Umanesimo si afferma fuori dai confini della Magna Grecia bizantina che è stata invece propagatrice e fonte del pensiero classico greco che ha concorso alla sua nascita.
    Quello di Campana è un metodo originale di approccio alla figura di S. Nilo di Rossano ed alla sua amicizia, fatta per così dire di amore-odio, col medico ebreo Shabettai Donnolo.
    Campana, nel suo discorrere, mostra di conoscere in modo appropriato ed approfondito ciò che descrive e racconta facendosi apprezzare per la disinvoltura e la padronanza nell'accompagnare il lettore in una materia molto complessa e abbastanza complicata, come il rapporto non sempre idilliaco tra cristianesimo ed ebraismo.
    In una fase storica come la nostra in cui il dialogo interreligioso ha allargato gli orizzonti conoscitivi ed interattivi, il recupero e la riproposta dell'esperienza di dialogo anticonformista tra i due nostri protagonisti è emblematica soprattutto per il periodo storico in cui si sviluppa. Donnolo rappresenta la cultura ebraica plurale che si sa allargare al pensiero neoplatonico, alla scienza dell'astrologia, al simbolismo dei numeri, ingredienti questi a cui nemmeno S. Nilo sa rinunciare, provando a dialogare proprio con l'ebreo, a cui chiede spesso in prestito dei libri. San Nilo da giovane sembra assorbirne abbastanza il fascino fino a quando, a 30 anni, decide di tagliare con tutti e di allontanarsi dalla città per dedicarsi alla vita monastica, senza per questo rinunciare al suo mondo, come dimostra l'esercizio dell'arte calligrafica che lui continuerà a praticare insegnandola anche ai suoi monaci. La scelta monastica e l'allontanamento da Rossano sembrano avere attutito la vecchia amicizia con Donnolo verso il quale mostra una certa diffidenza quando, per esempio, non si lascia curare da lui per non dargli la soddisfazione che possa poi vantarsi con i suoi per aver curato un cristiano. Scaramucce che fanno certamente simpatia, ma evidenziano d'altra parte quello stato d'animo di odio-amore, a cui si accennava prima, rivelatore di quelle distanze imposte, anche se non condivise, dalla diversa appartenenza.
    Nel rilevare questa diffidenza di principio tra i due, Campana pone il dubbio se questa non appartenesse più all'autore del Bios, il discepolo S. Bartolomeo, che non allo stesso S.
    Nilo, visti i suoi trascorsi giovanili di tutt'altra movenza.
    Non sembra verosimile, per esempio, nemmeno l'anti-ebraismo manifestato da S. Nilo nell'episodio dell'ebreo ucciso a Bisignano ed alla ritorsione scongiurata contro l'omicida cristiano facendo ricorso ad una legge nota in verità solo all'autore del Bios.
    C'è da notare, inoltre, come fa l'autore del saggio, che entrambi sono cultori profondi delle Sacre Scritture, a cui attingono nelle loro scelte di vita, anche se in qualche modo divergenti nella interpretazione esegetica. Donnolo, infatti, sulla scorta di una speculazione neoplatonica predilige una lettura allegorica della Bibbia, come nel caso del processo creativo del mondo, al contrario di S. Nilo che preferisce affidarsi nelle sue pratiche monastiche più ad una interpretazione letterale del testo sacro ispirandosi a S.
    Gregorio Nazianzeno. Interessanti sono le valutazioni su "La prospettiva antropocentrica: dal neoplatonismo al neoidealismo" del terzo capitolo, in cui l'autore approfondisce il pensiero di Donnolo.
    Partendo dalle sue convinzioni neoplatoniche, l'ebreo interpreta la creazione non come atto volitivo del Dio "Uno" trascendente, ma come un processo di emanazione da Lui, destinato a concludersi nuovamente in Lui. Nell'uomo, per esempio, è stata infusa un'anima dello Spirito di vita, che dopo la morte ritornerà alla sua fonte. Di qui si può cogliere l'ampiezza anche degli interessi perseguiti dall'autore, che non ignora nemmeno l'esaltante "rinascenza rossanese" del sec. X, come pure l'incidenza esercitata dal monachesimo italo-greco fino "agli albori dell'Umanesimo". (ANSA).
   

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