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Dall'Uganda all'Angola, l'infettivologa che aiuta gli ultimi

La storia di Vincenza Lorusso tra successi e cadute

(ANSA) - ROMA, 27 SET - VINCENZA LORUSSO, 'LE RADICI NELL'ACQUA' (EUROPA EDIZIONI, collana Chronos, pp. 213 - euro 14,90) Il piglio della manager e il cuore della missionaria. Così l'infettivologa Vincenza Lorusso ha girato il mondo cercando di andare sempre lì dove non arrivavano le medicine, mancavano gli ospedali, c'era poca letteratura sulle malattie da curare.
    Guatemala, Angola, Tanzania, Mozambico, Uganda, Brasile. Un lungo viaggio iniziato da bambina, leggendo la storia di madre Teresa di Calcutta, e realizzato da adulta. Salvando la vita a bambini denutriti, con la lebbra, il colera, la tubercolosi. Ma vedendone anche tanti morire: per ognuno una ferita incolmabile.
    Un viaggio tra gli ultimi con la capacità unica di creare legami indissolubili, amicizie inossidabili, fondate sulla stima reciproca. Portando sempre con sé la piccola Emily, bimba saggia e paziente, che negli anni è stata protetta da Vincenza e che l'ha protetta a sua volta.
    Tra un viaggio e l'altro, crescendo, Emily è stata figlia, madre, consigliera, critica e infermiera. Sì perché nella vita di Vincenza ci sono state anche le cadute. Ma è stata lei, Emily, a convincerla ad andare fino in fondo nel racconto della sua storia: "E' la tua vita mamma, nel bene e nel male". E allora accanto ai grandi risultati raggiunti in campo medico e nella missione di aiutare i più deboli, fino ad arrivare a dirigere la sanità dello stato di Bahia ed essere la mente del primo servizio di cardiochirurgia pediatrica nato nello stato brasiliano, anche il buio, la depressione, la voglia di farla finita. Sempre per quel bisogno di mettere radici, quelle radici bruscamente recise dalla famiglia d'origine. E affondate nel cuore di uomini che le avevano già altrove.
    'Le radici nell'acqua' è la storia di una donna forte e fragile, capace di prendere decisioni difficilissime in grado di salvare vite ma anche di avere cadute precipitose tali da mettere a rischio la propria. Una donna di grande competenza e professionalità e con una determinazione cieca nella realizzazione del suo sogno di bambina: neppure un attentato fermerà il suo entusiasmo e il suo impegno come medico di frontiera.
    Ma un viaggio è anche la lettura di questo libro, un viaggio attraverso una grandissima umanità e dentro le ferite più dolorose di questo mondo, dove ancora e sempre ci sono bambini che non hanno da mangiare e luoghi nei quali si può morire per malattie che in occidente si curano con un semplice antibiotico.
    (ANSA).
   

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