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Verga giovane giornalista perduto e ritrovato

Recuperati testi politici e teatrali dello scrittore siciliano

(di Franco Nicastro) (ANSA) - PALERMO, 16 GIU - MASSIMO BONURA: VERGA E I MASS MEDIA (PALERMO UNIVERSITY PRESS, 107 PAGINE, 10 EURO) Alcune prove giornalistiche giovanili di Giovanni Verga, per lo più note politiche e critiche teatrali, erano considerate perdute. Se ne aveva conoscenza solo per qualche riferimento nelle corrispondenze private e nel rapporto con l'amico Nicolò Niceforo. Seguendo proprio quelle tracce, lo studioso Massimo Bonura ha ora recuperato la parte meno conosciuta del Verga giornalista. E la approfondisce nel libro "Verga e i mass media: il giornalismo politico-teatrale e il cinema", edito da University Press. Per ritrovare lo scrittore perduto Bonura è andato alla ricerca dei numeri superstiti di tre giornali catanesi dell'Ottocento sui quali Verga scriveva poco più che ventenne: Roma degli Italiani, Il diavoletto e L'indipendente. Sono pubblicazioni dalla vita precaria e qualcuna vedeva la luce solo quando il tipografo decideva di stamparli. Si vendevano poche copie, ma nel giro politico e culturale catanese quei giornali avevano un loro peso specifico. Alcuni dei testi recuperati sono certamente dell'autore dei Malavoglia, ma di altri l'attribuzione è più incerta: soprattutto quegli articoli firmati "Io" che esprimevano le posizioni politiche più connotate in senso filounitario e anticlericale. Gli scritti poi rivelano ciò che, nella maturità, Verga avrebbe detto con maggiore chiarezza: privilegiava la letteratura (per questo fu un autore molto prolifico) rispetto alle altre arti che considerava "minori", il teatro e il cinema, con le quali ebbe tuttavia un rapporto molto stretto tanto da dare un'impronta verista e una svolta testuale alla drammaturgia italiana. Il pensiero politico attribuibile a Verga è quello che affiora soprattutto dagli editoriali dei primi due numeri del Diavoletto che tracciano una linea critica soprattutto verso il governo della destra storica di Marco Minghetti, incalzato e spinto verso il compimento dell'unità. "Smettete ogni viltà - si legge nell'editoriale attribuito a Verga - e ridate all'Italia Roma e Venezia! Ascoltate un consiglio: ritiratevi!". Il pensiero politico di Verga che riaffiora da questi scritti dimenticati è certamente orientato radicalmente in senso liberale. Ma, come osserva nell'introduzione lo storico Giuseppe Carlo Marino, quello dello scrittore è il paradosso di un "liberalismo conservatore" funzionale "agli interessi reali del ceto proprietario (i 'galantuomini', i notabili, gli ottimati, per i quali ogni cambiamento dell'esistente in cui è ravvisabile il fondamento 'naturale' dei loro privilegi sarebbe un'intollerabile iattura) al quale Verga appartiene". Più in generale, osserva nella prefazione l'italianista Licia Callari, i testi ritrovati "dimostrano la complessa e sfaccettata interazione di Verga con la scrittura giornalistica". In quegli articoli si incontra un Verga poco conosciuto che nello stesso tempo "ha aperto nuovi orizzonti allo studio degli strumenti di comunicazione del pensiero e delle idee". (ANSA).
   

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