Libri: dai boat people all'Irpinia, la vita di Zamberletti

Padre della protezione civile; Mattarella, gli siamo grati

(ANSA) - MILANO, 02 MAR - "Un popolo non muore con il crollo delle case, resta vivo per i valori che ha nell'anima": questa frase di Giorgio Zamberletti pronunciata il 30 aprile 1977 quando terminò il mandato come commissario in Friuli resta valido anche oggi che la calamità non è un terremoto ma una pandemia.
    Non a caso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'ha citata nel suo ricordo di Zamberletti, che apre 'La luna sulle ali', biografia del padre della Protezione civile scritta dal giornalista Gianni Spartà e dal funzionario della Protezione civile Lorenzo Alessandrini ed edita da Macchione editore a un anno dalla sua morte. Una biografia con corredo fotografico che Zamberletti voleva fosse pubblicata sotto l'egida delle istituzioni (in questo caso Comune di Varese e Protezione civile) e che si basa sulle registrazioni audio dei racconti fatti da lui stesso, "La Repubblica gli è grata per quello che ha saputo dare alla comunità" è la conclusione del Capo dello Stato e il volume, che ha come spina dorsale una serie di dialoghi con Zamberletti, ne è la dimostrazione. Dal soccorso dopo il terremoto del Friuli, a quello dell'Irpinia, passando per il salvataggio di un migliaio di boat people in fuga dal Vietnam, al rapimento Moro. Lui, all'epoca 'semplice' deputato DC, fu allertato da Francesco Cossiga, allora ministro dell'Interno, perché si tenesse pronto a incontrare le Br. "Cossiga mi parlò di Signorile, mi disse - è il racconto di Zamberletti - che il contatto era stato stabilito e che avrei dovuto incontrare emissari delle BR, non si capiva ancora bene per che cosa: sperabilmente per aprire un negoziato. Sarei stato accompagnato dal colonnello Antonio Varisco, simpaticissimo, bravissimo, un anno dopo ucciso proprio dalle Brigate Rosse.". Non ci fu nessun incontro, nel giorno in cui si aspettavano l'arrivo di Moro libero in Vaticano, fu trovato il suo cadavere.
    Ma fu dopo la tragedia di Vermicino, la morte il 13 giugno 1981 del piccolo Alfredino Rampi dopo che era caduto in un pozzo artesiano, che ebbe il via libera all'opera di cui ancora lascia l'eredità: "fu proprio dopo quella vicenda che Pertini mi disse: Zamberletti, adesso devi farmi la Protezione Civile.
    Dammi la tua parola". Parola mantenuta. (ANSA).
   

        RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

        Video ANSA




        Modifica consenso Cookie