Daniela Simonetti, Impunità di gregge

Inchiesta su molestie e abusi dei 'cattivi maestri' dello sport

 DANIELA SIMONETTI, IMPUNITA' DI GREGGE. SESSO, BUGIE E OMERTA' NEL MONDO DELLO SPORT (Chiarelettere, pp.240, 16 euro). Pervertiti, pedofili e balordi, ma anche insospettabili padri di famiglia e onesti lavoratori che, sui campi sportivi, nelle palestre e nelle piscine, sfruttando il proprio ruolo carismatico agiscono indisturbati tra molestie, abusi, manipolazioni, violenze verbali e fisiche a danno di ragazze e ragazzi, anche minorenni: sono i "cattivi maestri" del mondo dello sport che la giornalista Daniela Simonetti racconta nel suo libro-inchiesta "Impunità di gregge", edito da Chiarelettere. In libreria dal 25 febbraio, il volume offre l'agghiacciante fotografia di quello che appare come il lato più oscuro, opaco e brutale del settore sportivo italiano, di cui però nessuno sembra preoccuparsi: come scrive con parole durissime Marco Travaglio nella prefazione, lo sport sarebbe il "mondo più mafioso e omertoso che esista in Italia, molto più di quelli della politica, della finanza e della Chiesa", in cui opera una "casta" che "si autoassolve con badilate di sabbia". Da sempre centrale per la crescita equilibrata fisica e psicologica dei nostri giovani e valido supporto educativo per le famiglie, il mondo dello sport (secondo i dati contenuti nel report I numeri dello sport 2017, redatto dal Centro studi e osservatori statistici per lo sport di Coni Servizi nel mese di dicembre del 2018), ha dimensioni importanti: sono 4.703.000 gli atleti tesserati delle federazioni sportive nazionali, con le donne che rappresentano il 28,2% del totale, gli under 18 il 56,7%; gli operatori sportivi sono oltre un milione e le società sportive affiliate sono 63.517. Numeri non indifferenti dunque che se valutati alla luce di questa inchiesta potrebbero risultare allarmanti, proprio perché lo sport qui si mostra teatro di delitti e pratiche omertose, un ambiente maschilista e vessatorio che rappresenta la "copertura perfetta" per chi vuole approfittare dei giovani atleti, maschi e femmine di tutte le età. Un fenomeno quello delle violenze che non riguarderebbe tutto il settore, precisa Simonetti, ma una buona parte di esso e che è del tutto sottostimato: non poche responsabilità avrebbero in questo le federazioni sportive nazionali e gli adulti in posizione di autorità che minimizzano il problema parlando di poche "mele marce" e che colpevolmente, per convenienza e interessi anche politici, non controllano e si voltano dall'altra parte. Le vittime, le cui storie restano "negate", subiscono il rifiuto di essere ascoltate da chi dovrebbe vigilare e aiutarle: non sorprende quindi che la maggior parte di loro sia restia a denunciare. "I casi censiti nell'ultima relazione della Procura generale dello sport sono una novantina, spalmati sulle varie discipline sportive nell'arco di tempo fra il 2014 e il 2019. Il primato spetta al calcio (ventuno casi), seguito da equitazione (sedici) e volley (tredici)", si legge nel libro, "tra il 2014 - dalla riforma della giustizia sportiva - e il 2017 i casi accertati dalla Procura generale dello sport erano quarantasette". Tuttavia i numeri sarebbero ben altri, proprio perché le denunce sono ancora poche e l'impunità è diffusa. Simonetti, che nel 2019 ha fondato Il Cavallo Rosa / ChangeTheGame, la prima associazione italiana contro gli abusi sessuali nello sport, racconta con precisione episodi, riporta fatti, indagini e dati, fa nomi, costruendo da capace cronista un libro che offre al lettore gli strumenti per conoscere e capire, non solo il contesto sportivo italiano ma anche quello internazionale. I tempi per l'autrice sono più che maturi per intervenire, perché non si può continuare a chiudere gli occhi: "Tutte le federazioni sportive - scrive nel libro - dovrebbero chiedere agli allenatori i certificati penali e dei carichi pendenti, educarli e istruirli con programmi di formazione obbligatori sul tema delle molestie e della violenza, anche psicologica e verbale, imporre regole stringenti sulle trasferte, vietare - come già previsto in alcune nazioni europee - le relazioni sessuali o sentimentali tra allenatore e allievi", e poi "cambiare faccia alla giustizia sportiva troppo spesso in balia del potere politico", aiutando "i giovani atleti e le giovani atlete a riconoscere il germe corrosivo dell'abuso". (ANSA).
   

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