Vecchioni boccia la dad, "La scuola non è distanza"

Il prof cantautore, didattica in isolamento è una ferita mortale

(di Giorgiana Cristalli) (ANSA) - ROMA, 30 OTT - "La scuola è libertà, felicità, gioia, stare insieme. Non può essere isolamento davanti ad uno schermo e apprendimento a distanza. La scuola è godere e soffrire con gli altri, è partecipare alla vita perchè la scuola è vita": Roberto Vecchioni - in un'intervista all'ANSA - boccia, senza mezzi termini, la didattica a distanza e la definisce "una ferita forte, quasi mortale".
    Il prof cantautore, che ha appena pubblicato un nuovo libro dal titolo 'Lezioni di volo e di atterraggio' (Giulio Einaudi editore), indirizzato agli studenti di allora e ai lettori di oggi disposti a perdersi in traiettorie mai scontate, ricorda un periodo "molto stravagante" della sua vita. "E' una storia corale - spiega - racconta quando, negli anni '80, io e i miei ragazzi, sempre di lunedì, avevamo l'abitudine bizzarra di lasciare l'aula per stare in giro nei parchi, nelle strade, nelle osterie, ma anche nelle cliniche o in posti stranissimi, per fare lezioni aperte e libere associazioni di cultura. Si partiva da un argomento come Leopardi o l'atomo e si allargava il discorso. Ognuno diceva la sua e si passava da una disciplina all'altra per capire che importanza potesse avere nella nostra storia una certa scoperta o un certo approccio verso gli altri".
    Nelle lezioni di Vecchioni c'è spazio per Socrate, ma anche per miti contemporanei come Fabrizio De Andrè o Alda Merini (con una sorprendente poesia inedita), "sempre visti in una maniera nuova nel tentativo di rinfrescarne l'immagine", spiega. Quel modo di insegnare e di imparare, che richiama Aristotele e le grandi scuole filosofiche greche con la modalità di apprendimento peripatetica, è rimasto nel cuore di Vecchioni. C'erano gruppi in ordine sparso, con studenti in piedi, sdraiati, uno in braccio all'altro. "Un modo di stare insieme totale in cui la regola era non concedere mai spazio all'ovvio, mai il luogo comune", precisa il prof. "Era una classe particolarissima, molto bella, curiosa, colta. Abbiamo passato insieme giornate indimenticabili, giornate di follia, ma era una follia buona che andava oltre la normalità e le regole di tutti i giorni", aggiunge. Si parlava tanto, si ascoltava. "Poteva durare anche a lungo questo aggrovigliarsi di nuvole e mondi, ma si atterrava, prima o poi - ricorda - si atterrava sempre".
    La scuola di Roberto Vecchioni prima di tutto è un luogo in cui s'insegna senza impartire lezioni, in cui non si danno voti e quando si attribuiscono non sono mai altissimi, solo per alimentare il gusto della scoperta e la capacità di mettersi in discussione; anche se alla fine si è tutti promossi e i voti, in alcuni casi, se li attribuisce pure l'insegnante. I ragazzi con il loro bagaglio di sogni e insicurezze, di irrequietezza e coraggio si chiamano come i più celebri pittori della storia e ne incarnano alcuni tratti caratteriali. E il professore, quel Vecchioni che insegnava negli anni '80 in uno storico liceo milanese, coglie le sfumature di ognuno e ad ognuno offre un'esca, un appiglio per muoversi nello spazio della storia, della letteratura e della canzone.
    Oggi la pandemia da Covid-19 impone l'isolamento. La didattica a distanza, in primis per le scuole superiori, sta riprendendo piede come quando eravamo in pieno lockdown. "Un peccato - osserva Vecchioni - perchè in Italia abbiamo insegnanti bravissimi, tra i più bravi del mondo, che sarebbero attrezzati perfettamente per portare i ragazzi fuori e fare scuola in un modo diverso. La cultura non è sapere ma cercare.
    Sapere è un punto di arrivo, anche troppo fermo". L'abbandono delle aule "mi fa stare malissimo", confessa. "Spero si possa trovare presto una soluzione per far tornare i ragazzi in classe. La scuola è stare insieme, conoscersi, amarsi, deprecarsi, non capirsi... Ma capirsi dopo, vedere insieme cos'è la vita". Rivolge un invito, un accorato consiglio, ai ragazzi che sente sempre come 'i suoi' ragazzi: "Non pensate che la vita sia solo fatta di traguardi e arrivi, di successi e di tecnica.
    Bisogna innanzitutto formarsi dentro. La cultura è una difesa fortissima. Quando hai un'umanità, puoi affrontare le cose più pratiche, reali della vita, ma prima sono la coscienza, lo spirito e il cuore che si devono allenare". L'augurio è che questa situazione finisca subito. "So benissimo - conclude - che i ragazzi ce la faranno lo stesso. Passerà questo momento drammatico e non lascerà segni".
    (ANSA).
   

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