Olga Tokarczuk, "non ho ancora vissuto il mio Nobel"

La scrittrice polacca a Pordenone, terza uscita dopo lockdown

 Attira su di sé "cose strane ed eccezionali" la Premio Nobel 2018 Olga Tokarczuk. Ed è lei stessa a dirlo, nella sua terza uscita pubblica dopo il lockdown, che la vede protagonista dell'evento più atteso di Pordenonelegge 2020. Unica scrittrice dal vivo in questa edizione speciale del festival, è arrivata a Pordenone dalla Polonia, in uno dei suoi ormai mitici viaggi in automobile con il marito, per il ritorno in libreria di 'Nella quiete del tempo' (Bompiani) e per ritirare il Premio FriulAdria.
    "Il Nobel stesso è stato strano ed eccezionale. Lo ho ricevuto per l'anno precedente e nel momento in cui mi preparavo al tour per incontrare il resto del mondo si è verificato il Covid e il lockdown che ha costretto tutti a casa" dice la scrittrice, 58 anni, alla quale è stato consegnato nel 2019 il Nobel per la letteratura dell'anno precedente, dopo la mancata assegnazione per lo scandalo molestie che aveva travolto l'Accademia svedese nel 2018. E ironizza: "Non ho ancora avuto il tempo di fare l'esperienza di essere un Premio Nobel".
    Poi spiega all'ANSA: "ho la sensazione che si tenda a divinizzare gli scrittori che vincono il Nobel, che li si metta su un piedistallo. Io non ci riesco tanto. L'aspetto positivo di ricevere il Nobel è la totale libertà che mi ha portato. Mi sento libera di scrivere tutto ciò che voglio e come voglio".
    Il lockdown ha colto dunque la Tokarczuk nel momento in cui le sue valigie erano pronte e stava per partire. "Il tour è stato annullato. Ho disfatto i bagagli e risistemato tutto. Non ho trascorso il lockdown scrivendo, avevamo tutti paura. E' stato come se per la prima volta avessi avuto la percezione del mio corpo e del pericolo a cui andava incontro. Ho 58 anni, è stata un'esperienza tardiva" spiega.
    Quando pensa a 'Nella quiete del tempo', una fiaba sullo scorrere del tempo e sul rapporto dell'uomo con il mondo, che ci porta a Prawiek, un piccolo villaggio polacco, "si sente un po' strana". "Ho scritto il libro 25 anni fa - dice - e quasi non lo ricordo più. Ma resta per me un libro fondamentale perchè dopo il successo che ha avuto in patria ho potuto liberarmi del lavoro di psicologa che facevo prima e occuparmi a tempo pieno della scrittura. Mi sono resa conto che milioni di persone lo avevano letto e della forza che avevo come scrittrice e che avrei potuto indirizzare verso il bene. La domanda ora la rivolgo ai lettori: questo libro funziona ancora?". Pubblicato in Polonia nel 1996, dove fu accolto con grande attenzione, uscito in Italia nel 1999, 'Nella quiete del tempo' torna nelle nostre librerie, nella traduzione di Raffaella Belletti, per Bompiani che sta ripubblicando i libri fondamentali della scrittrice. Il nuovo sarà 'I libri di Jakob', in uscita a maggio. Mentre in Polonia, annuncia la Tokarczuk : "a breve uscirà un volume di saggi che ho scritto negli ultimi anni ed è piuttosto grosso. Non mi ero resa conto di quanti ne avessi scritti e conterrà delle lezioni che ho tenuto. Il titolo del volume è più o meno 'Il narratore tenero' che è anche il titolo del discorso che ho tenuto per il Nobel".
    Poetessa, scrittrice, attivista, la Tokarczuk è una narratrice in movimento e il superamento delle frontiere dice "ancora oggi mi fa effetto". "Sono vari anni che viaggio in macchina con mio marito ed è un'occasione unica per poter chiacchierare. Credo che questo tempo lungo del viaggio ci dia la consapevolezza di come si modifica la natura e la luce e in qualche modo il corpo ha il tempo di adattarsi e di reagire a questi cambiamenti. In una delle pause del viaggio per venire in Italia ci siamo fermati a Vienna e abbiamo visitato un museo di storia dell'arte. E' stato un piacere enorme guardare negli occhi i maestri del passato, le loro opere, pensare a come avevano vissuto e a come quella società e quel mondo siano intrecciati al nostro. Adesso c'è la tendenza a ricercare sempre il nuovo, ad andare sempre avanti. Così dimentichiamo tutta l'esperienza che si trova alle nostre spalle" sottolinea la Premio Nobel.
    "Credo che in questa corsa folle abbiamo perso la capacità di comprendere le metafore, le allegorie e siamo diventati terribilmente concreti. Un esempio di questo modo di pensare alla lettera, che non capisce più la metafora e l'ironia, sono i fondamentalismi crescenti che ci circondano, che vedono tutto bianco o nero" sottolinea.
    In Polonia "siamo colpiti dalla situazione in Bielorussia e sosteniamo il popolo bielorusso. Per me è di grande commozione che siano le donne a portare avanti le proteste. Solidarnosc, solidarietà, una solidarietà che ha il volto di donna, femminista" dice la scrittrice, introversa per natura. (ANSA).
   

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