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'Wild Men - Fuga dalla civiltà', black-comedy surreale

In sala dal 20 ottobre con Arthouse il film di Daneskov

(ANSA) - ROMA, 07 OTT -Black-comedy e dramma umano in salsa scandinava e con un pizzico di Fargo. Ma, come dice il titolo, WILD MEN - FUGA DALLA CIVILTÀ di Thomas Daneskov è anche il racconto del velleitario sogno di poter fare a meno di ogni comodità, per abbracciare la vita selvaggia tornando indietro nel tempo. È quello che fa Martin (Rasmus Bjerg), cinquantenne in crisi dalla faccia buona e in sovrappeso, che ad un certo punto si sente un vichingo doc, si veste tutto di pelliccia e fugge dalla sua famiglia andando a vivere sulle montagne e nei boschi norvegesi con tanto di arco e frecce.
    Ma mentre già si misura, in verità con poco successo, con la caccia e la raccolta, dopo aver svaligiato un mini market per mangiare finalmente qualcosa, ecco per Martin l'incontro tra i boschi con un altro uomo in fuga, di nome Musa (Zaki), che lo introduce in un'avventura ancora più grande di quella che aveva già scelto di vivere.
    L'amicizia con lui, appena scampato da un incidente d'auto per aver investito un'enorme renna, diventerà più difficile e impegnativa quando scoprirà che Musa in realtà è un trafficante di droga e ha alle calcagna due soci che non vedono affatto bene la sua sparizione con la cassa. All'inseguimento di questa banda e dello stesso Martin tre poliziotti non troppo smart a cui si unisce anche Anne (Sofie Gräb›l), moglie del neo-vichingo che, nonostante tutto, rivuole indietro il confuso marito.
    In questo film, pieno di sorprese e dai tanti registri, la grandiosità della natura del nord Europa che rende piccolo e davvero unico ogni uomo.
    Il film sarà nelle sale da giovedì 20 ottobre con ARTHOUSE, nuovo progetto editoriale di I Wonder Pictures dedicato al cinema d'essai in collaborazione con Valmyn.
    "Ogni uomo che attraversa un brutto periodo nella vita ha sentito una frase come: perché non ti comporti da uomo? Perché non diventi forte e silenzioso, uno che non si lamenta mai? Questi irraggiungibili stereotipi di mascolinità - dice il regista - sono ancora indicati ai ragazzi di tutto il mondo e hanno innegabili effetti sul modo in cui gli uomini affrontano le emozioni".
    E ancora il regista danese: "Ci sono molte cose che diventano automaticamente divertenti quando un uomo contemporaneo inizia a vivere come un cacciatore raccoglitore, ma per me era importante bilanciare questo umorismo con il dolore che Martin si ritrova ad affrontare. Quello che ne consegue è in parte un buddy-film (opere che mettono al centro l'amicizia tra due persone, ndr), in parte una storia piena di personaggi colorati che affrontano le loro sfide. Così mentre Martin cammina tra le montagne norvegesi, c'è un poliziotto che si preoccupa della vita dei suoi figli e una giovane coppia che litiga in macchina. Con questo lavoro - conclude Daneskov - voglio far capire a chi è in crisi che non è pericoloso aprirsi e parlare con chi può aiutarci. Perché nessuno può superare questa vita da solo".
    (ANSA).

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