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Totopalma tra Broker, Armageddon, Ostlund, Saleh

Bene anche Bruni Tedeschi, speranza per l'Italia con Favino

CANNES - Chissà se a sparigliare le carte di questo difficile Totopalma 2022 sarà davvero Kore-eda con il suo BROKER, poetica rilettura del dramma dei bambini abbandonati e poi rivenduti come merce. Ora, tranne colpi di scena nei due ultimi film rimasti (MOTHER AND SON e SHOWING UP), quest'anno ci si trova davanti a tutta una serie di opere belle per diversi motivi, ma non perfette. Una cosa, questa, su cui sono d'accordo un po' tutti in questa edizione 'senza picchi' del Festival di Cannes che si chiude sabato. Se fosse per i critici francesi, a vincere sarebbero TCHAIKOVSKY'S WIFE di Kirill Serebrennikov, unico regista russo in concorso, ma non certo putiniano, e ARMAGEDDON TIME, film squisitamente biografico di James Gray con un Anthony Hopkins da Palma (ma quando non lo è). A parte questi due, per fare una rosa ristretta - escludendo NOSTALGIA e LE OTTO MONTAGNE che meritano un discorso a parte - si potrebbero designare da Palmares, in ordine sparso: DECISION TO LEAVE di Park Chan-wook, CRIMES OF THE FUTURE di Cronenberg, LES AMANDIERS della Bruni Tedeschi, TRIANGLE OF SADNESS di Ostlund, BOY FROM HEAVEN di Tarik Saleh e R.M.N. di Mungiu. Intanto DECISION TO LEAVE del coreano Park Chan-wook, tra thriller e In the Mood for Love, racconta la storia d'amore tra un commissario e una sospetta pluriomicida. Immagini stupende e un suicidio finale originale quanto romantico. In CRIMES OF THE FUTURE a prevalere sono forse più i temi filosofici. Che domani il nostro fisico muterà fino al punto di mangiare la plastica è un'idea stupenda che ci regala il regista canadese. E poi come non dare nulla al ritorno in pista di un maestro di 79 anni? LES AMANDIERS di Valeria Bruni Tedeschi sarebbe anche un premio all'Italia. L'Amarcord della sua giovinezza a Parigi alla scuola di Patrice Cherau è un inno alla gioventù pieno di ritmo e anche dolore che potrebbe piacere al presidente di giuria Vincent Lindon, ma c'è un problema: la figlia è nel cast e si potrebbe ipotizzare un conflitto di interessi. E, a proposito sempre di Lindon, potrebbe sicuramente amare TRIANGLE OF SADNESS di Ostlund, graffiante satira su ricchezza e povertà, su influencer e influenzati e la sempiterna cattiveria ed egoismo degli umani.
    Contro il fatto che Ostlund solo nel 2017 aveva vinto la Palma d'oro con THE SQUARE.
    In corsa, meritatamente, anche BOY FROM HEAVEN del regista svedese di origine egiziana Tarik Saleh che ci porta al Cairo, ed esattamente all'Università di Al-Azhar, ovvero nel centro indiscusso del potere dell'Islam sunnita. "Voglio aprire il vaso di Pandora e portare il pubblico con me, mostrando un mondo che è incorporato in un universo più ampio, che nessuna telecamera ha ancora filmato" ha detto lo stesso regista. R.M.N. di Mungiu è un film non perfetto, sicuramente meno forte dei suoi precedenti, ma alla fine ci fa assistere ad un dibattito pubblico di un piccolo centro della Transilvania che è un piccolo Bignami su tutti i luoghi comuni sul razzismo: da mangiano un cibo che puzza a possono trasmettere virus mortali.
    Tornando agli italiani. A parte il fatto che ESTERNO NOTTE di Marco Bellocchio - miniserie fuori concorso - resta il film più bello del festival, a detta della stampa nostrana presente sulla Croisette, NOSTALGIA di Mario Martone a cui comunque i critici francesi hanno dato due palme sembra avere più chance per una candidatura come miglior attore a Pierfrancesco Favino.
    Per LE OTTO MONTAGNE di Charlotte Vandermeersch e Felix Van Groeningen, almeno sulla carta, poche speranze. 
   

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